James Taylor: «Canto Elvis e Cohen

Sulla copertina dell’album milionario Mud Slide Slim (quello con il classico You’ve Got a Friend) c’era un James Taylor con capelli lunghissimi, baffi e tuta jeans; oggi, nelle foto del nuovo cd Covers (100mila copie vendute in una settimana in America, appena entrato nella nostra hit parade) c’è un Taylor coi capelli corti, il vestito country ma ricercato, un elegante cappello beige calato in testa. Oltre quarant’anni di successi ed è cambiato soltanto il look; perché Taylor è lo stesso, chitarrista virtuoso e delicato, cowboy giramondo, cantautore colto che impreziosisce le sue canzoni con le spezie armoniche più ardite. Una vita giocata sui contrasti, parlando d’amore e di speranza mentre il tarlo dell’eroina lo trascinava all’inferno. Una vita a sfuggire gli stereotipi come fa in Covers, dove rilegge Hound Dog di Big Mama Thornton ed Elvis, Suzanne di Leonard Cohen, Summertime Blues di Eddie Cochran. «Io interpreto un brano di un altro artista come se stessi scrivendo una nuova canzone. Prendo in mano la chitarra e cambio gli accordi, l’arrangiamento, tutto. Non riuscirei a fare Hound Dog come Elvis e neppure Suzanne con la profondità di Cohen. Però alla mia maniera hanno un loro fascino».
È l’uomo quieto e pacato in un mondo che grida. «Canto sottovoce la mia serenità mentre tutti urlano», ma non è sempre stato così. Per 18 anni ha venduto l’anima all’eroina, all’alcol e alla depressione. «La droga mi ha distrutto la vita ma io l’ho sconfitta perché da subito ho cominciato a parlare dei miei problemi. Ho chiesto aiuto; sono entrato in ospedale per disintossicarmi, poi appena uscito ho ricominciato ma ho lottato, sono tornato sempre in clinica finché non ho vinto la mia battaglia». La storia della sua dipendenza la racconta crudamente in Jump Up Behind Me. «Ero a New York, conciato da buttar via, ma con l’ultima moneta ho chiamato mio padre per supplicarlo di portarmi a casa, in North Carolina. Fu un viaggio in macchina da incubo, ma fu l’inizio della mia salvezza. E oggi sono fiero di raccontarlo ai miei figli piccoli». Taylor deve molto anche a veri amici come Carole King. «Carole ha scritto You’ve Got a Friend pensando alla mia situazione. Quel testo così semplice è una preghiera, e con tutte le star per cui scriveva ha voluto regalarla a me. Se ci penso mi commuovo ancora adesso».
Nel 1971 è una star nell’oasi country rock della California; ma pochi mesi prima è un illustre sconosciuto che, come Paul Simon prima di lui, va a Londra a caccia di fortuna. Solo che lui incoccia nei Beatles... «Partii con lo zaino e la chitarra e cominciai a suonare per strada. Volevo incontrare il produttore Peter Asher, ma in un club conobbi i Beatles e la mia vita cambiò. Ho legato soprattutto con George Harrison e Paul McCartney, che hanno suonato nel mio primo album. George era simpatico e generoso, mi insegnò alcuni segreti della chitarra e prese una frase di un mio brano per inserirla in Something». Il ritorno fu un trionfo. «Lasciai l’America quando al posto di Elvis c’erano tanti zombie e gli hippie erano in crisi, e tornai mentre esplodeva il country rock: Joni Mitchell, Neil Young, gli Eagles, un mondo nuovo».
Insomma la nostalgia dei vecchi tempi: «No, il ricordo di un periodo di grande creatività artistica, come il blues a Chicago nel dopoguerra, o il folk revival nei ’50 a New York. Ora queste cose non accadono più ma quei musicisti, dalla Mitchell a John Fogerty a Jackson Browne, sono ancora tutti sulla breccia. Le canzoni erano piccole parabole che davano speranza ai giovani». Compreso mr Taylor che non ha mai smesso di unire musica e impegno. «Sono eccitato, ho cantato per Obama e spero che possa aprire un nuovo ciclo per l’America».
Eppure parlandogli oggi sembra l’uomo della porta accanto, lontano mille miglia dall’avventura, la rivolta, la disperazione: «Il segreto è far convivere presente e passato senza perdersi per strada e senza perdere fiducia. Io non prendo diritti su successi come Fire and Rain e Carolina In My Mind perchè ero un ragazzino e firmai un contratto-capestro. Ho perso una fortuna; non sono miliardario però potrei vivere senza lavorare e mantenere i miei figli. Quindi tutto ok».
Ora partirà in tour con la sua superband. «A febbraio sarò in Italia per uno special tv e quest’estate per i concerti. Un sogno? Mi piacerebbe suonare ancora con Elio e le Storie Tese. Ho partecipato per caso ad un loro disco, poi abbiamo suonato alla vostra tv. Io suono con gente come Steve Gadd, Michael Landau, Lou Marini, artisti ceh hanno lavorato con tutti i più grandi; ma Elio e Rocco Tanica sono fenomenali e inimitabili. Completamente fuori di testa».