Janis Siegel: «Ecco il mio pop jazz raffinato ma con tanta fantasia»

La voce dei Manhattan Transfer in tour da sola. Il 17 a Vicenza Festival, il 19 e 20 al Blue Note di Milano

Antonio Lodetti

da Milano

Con i Manhattan Transfer ha riletto e rilegge, con spirito oleografico a cavallo tra jazz e pop, l’intera storia del «vocalese» americano mietendo Grammy e persino lauree ad honorem. Ma da sola Janis Siegel, voce portante del gruppo, ha inciso parecchi dischi (tra cui il recente Sketches of Broadway con brani di Berlin, Gershwin ecc.)e ora si presenta in Italia con il suo camaleontico ed al tempo stesso originale cocktail di canzoni. Domenica partirà da Pisa, mercoledì 17 sarà a Vicenza Jazz, il 18 a Casalmaggiore e il 19 e 20 terrà due doppi concerti al Blue Note di Milano.
Meglio da solista o nelle file dei Manhattan Transfer?
«I Manhattan sono popolarissimi e all’interno del gruppo mi mimetizzo un po’; da sola devo dare sempre il massimo. Con loro canto prevalentemente le armonie, sono un quarto della band. Da sola ho più libertà di improvvisare e sperimentare, così torno alle mie radici pop».
Che sarebbero?
«Cresciuta a New York prima ho amato le canzoni dei grandi musical di Broadway, Dean Martin, Sinatra. Poi ho incontrato il folk e ho cominciato a scrivere le prime canzoni. Infine mi ha ammaliato il jazz e qui dovrei citare decine di nomi, ma soprattutto parlerei di Thelonious Monk e dei magici sax di Sonny Rollins e John Coltrane».
E i grandi gruppi gospel come i Blind Boys of Alabama o quelli soul come i Soul Stirrers non la ispirano?
«Come può non piacere la grande tradizione nera, che però è inimitabile per profondità espressiva».
Le piace la definizione pop jazz per la sua musica?
«Non amo le definizioni, ma è quella che sintetizza meglio le mie origini. Io le chiamerei canzoni raffinate con l’anima e con un pizzico di fantasia».
Il suo incontro con Tim Hause, leader dei Manhattan, è stato piuttosto singolare.
«Si, è vero, lui allora faceva il taxista; salii sulla sua macchina per farmi portare in centro e cominciammo subito a parlare della nostra passione per le armonie vocali, per i vari stili di musica popolare, dallo swing al doo woop passando per il bebop. Da allora insieme abbiamo fatto rivivere a modo nostro una valanga di canzoni, passando da Bernstein ai Beatles a Tom Waits».
In Italia che tipo di concerto terrà?
«Un concerto divertente e pieno di emozione mi auguro. Spero di accontentare l’esigente pubblico del jazz con un repertorio colto ma non troppo, miscelando come sempre generi e stili diversi».
Nuovi progetti?
«Sempre restando coi Manhattan, in autunno formerò un trio femminile che sarà una bomba».