Javier Bordas e Félix Vivet

Questo religioso spagnolo nacque nel 1914 a San Pol de Mar, in provincia di Barcellona. Studiò nel collegio salesiano di Mataró e, alla fine, si ritrovò quasi del tutto naturalmente salesiano anche lui. Nel 1932 infatti emise i voti religiosi e venne inviato dai superiori a Roma, a completare gli studi di filosofia all’università Gregoriana. Non riuscì a finirli né a diventare sacerdote. Insieme al confratello Félix Vivet nel 1936 rientrò in Spagna per le vacanze estive. Era a Sarriá, vicino a casa sua, quando lo sorprese la guerra civile. Cercò di scappare in campagna, visto che subito si era scatenata la caccia al prete. Si rifugiò in una proprietà appartenente ai suoi genitori. Ma il solito giuda lo riconobbe e andò a denunciarlo ai miliziani. Questi vennero, lo arrestarono e lo frugarono. Gli trovarono addosso il passaporto su cui stava scritto chi era. Lo fucilarono sul posto. Anche Félix Vivet si era nascosto dai suoi genitori. Ma con lui fecero prima, dal momentro che suo padre e suo fratello erano noti esponenti dell’Azione Cattolica. Li caricarono su un furgone e li portarono fuori paese. Li fucilarono sul ciglio della strada, tutti e tre. Il Bordas aveva solo ventidue anni, e due di più ne aveva il Vivet. Quest’ultimo era di Torelló ma i suoi si erano trasferiti nella capitale della Catalogna perché suo padre, imprenditore edile, ci lavorava. Anche Félix aveva un curriculum di studi tutto salesiano. Quando portarono via suo marito e i suoi figli, la madre (come Anna Magnani in un celebre film) corse dietro al furgone fino a quando non stramazzò svenuta.