Il jazz è bipartisan Il country va bene per i tradizionalisti

Gli elettori britannici e il loro senso della musica: un rapporto che, secondo lo studio condotto dall’équipe di psicologia della musica dell’ateneo di Leicester, corrisponde a percentuali precise. I più conservatori, ad esempio, sono gli amanti del country: il 35,7% di loro vota a per il partito di David Cameron. Seguono, nelle preferenze a destra, gli appassionati di opera (34%). Ma il partito della Thatcher raccoglie consensi anche fra gli affezionati dei musical (29%) e del soul (26,2%). A sinistra, invece, la vera base musicale del labour è rappresentata dai fan del pop anni Sessanta: i fedelissimi dei Beatles votano, al 45,5%, il partito di Tony Blair. Scelgono i laburisti anche i patiti di musica classica (36%). Sono più «trasversali», invece, i fan del genere blues e jazz. Fra i primi, il 36.5% sceglie i laburisti, mentre il 28,6% vota conservatore. Fra i secondi, le divisioni politiche sono identiche: il 33,3% vota conservatore e la stessa percentuale sceglie Blair. Il partito liberale raccoglie consensi soprattutto fra gli appassionati di musica «indie», che gli attribuiscono il 14,4% delle preferenze. Molti, poi, non votano, e sono soprattutto i fedelissimi della discoteca a non farlo: i fan della musica «Dj» (il 36,5% rinuncia a esercitare il diritto di voto), dell’hip hop e del rap (28%), della dance e della «house» (25,6%) e, anche, gli appassionati del rock (19%). C’è, infine, chi ha affermato di «non avere preferenze»: fra questi, soprattutto, i fan del genere «R&B» (20,5%), dell’«indie» (20,8%) e della dance e dell’hip hop (entrambi al 23%).