Il jazz della Civello è di scena alla Cattolica

Tappa speciale, per l’artista che vive da anni a New York, nell’ateneo dove suo padre dirige Chirurgia generale 3

Fabrizio de Feo

La sua carta d’identità recita: Chiara Civello. Nata a Roma nel 1975. Professione: cantante. Quel timbro anagrafico, però, non riesce a fornire una fotografia fedele di un’artista che ha ormai conquistato una solida fama internazionale, passando per le strade spesso impervie della musica di qualità. Nella realtà la pianista e cantante capitolina è una sorta di cittadina del mondo, una «romana a New York» specializzata in un genere a cui è difficile appiccicare una etichetta. Jazz? Pop? Musica d’autore? Etnica? La verità è che nel suo sound c’è di tutto un po’: c’è l’influenza della musica italiana ma anche delle sonorità internazionali acquisite negli Stati Uniti dove Chiara Civello è andata a studiare.
Il talento, d’altra parte, è cristallino e certificato dai suoi «amici americani». Tony Bennett l’ha definita «la migliore cantante della sua generazione». Per Burt Bacharach «ha tutte le carte in regola per diventare una superstar», mentre secondo Cindy Lauper il suo cd di esordio «Last quarter moon» è «ammaliante e fantastico». Referenze scintillanti che rappresentano anche una bella responsabilità per la giovane jazzista romana che domani sera sarà ospite dei Concerti del Mercoledì, la rassegna musicale dell’Università cattolica (Auditorium, largo f. Vito 1, ore 21). L’artista, che attualmente vive e lavora negli Stati Uniti, ha deciso di fare tappa a Roma per donare all’istituzione musicale dell’Università cattolica uno speciale concerto in virtù del personale legame che ha con la sede romana dell’ateneo del Sacro Cuore e con il Policlinico Agostino Gemelli. È infatti figlia del professor Ignazio Massimo Civello, direttore dell’unità operativa di chirurgia generale 3 al Gemelli, che l’ha molto sostenuta nella sua carriera artistica.
Un concerto per voce e piano (con la partecipazione straordinaria di Tino Derado al piano e alla fisarmonica), intitolato «Last quarter moon», dal nome del cd di esordio. Un lavoro che non è passato certo inosservato negli Stati Uniti. La trentenne cantautrice, con il suo «crossover tra pop e jazz», è, infatti, la prima italiana ad avere firmato un contratto con la Verve, leggendaria casa discografica di Ella Fitzgerald, Louis Armstrong, John Coltrane e Stan Getz. Un biglietto da visita importante e una preziosa rampa di lancio da utilizzare per l’esportazione della sua musica nel mondo.
Il talento della Civello ha radici antiche. A 13 anni si iscrive al Saint Louis, storica scuola romana di jazz. Tre anni dopo ottiene una borsa di studio per la Berklee School di Boston. E nel 2000 si trasferisce a New York, dove per sbarcare il lunario inizia a cantare in gruppi di salsa e brasiliani imparando spagnolo e portoghese. «È lì che è iniziato il grande amore per la musica brasiliana, che mi ha fatto scrivere la prima canzone "Parole Incerte"», racconta l’artista. Da allora inizia a comporre musica e testi. Il brillante risultato sono i dieci brani del suo debutto discografico, tre scritti con altri artisti, incluso Bacharach. Insieme realizzano la ballata «Trouble», una delle più belle di «Last Quarter Moon». Un gioiello che domani sera, seduta al suo pianoforte, regalerà al pubblico dell’auditorium romano della Cattolica.