Il jazz diventa «natalizio» con Irene Grandi

Per il concerto di Irene Grandi con la Pmjo, in programma stasera all’Auditorium, il Natale è pronto a velarsi di note di jazz. L’artista toscana proporrà alcuni classici ispirati alle festività di fine anno, già contenuti nel suo ultimo disco, in un arrangiamento inedito, curato dall’orchestra del Parco della musica. E con brani come Happy Christmas (War is over) di John Lennon o Silent night, il tuffo nella tradizione è garantito.
Ci spiega com’è nata questa idea?
«Avevo già collaborato con la Pmjo per reinterpretare un paio di canzoni, Conversazione di Mina e Senza fine di Gino Paoli. L’intesa era stata ottima, immediata, molto spontanea. Per questo abbiamo pensato di ripetere l’esperienza, stavolta mischiando il pop con il jazz in un contesto speciale. Si tratta di un evento unico, ma se al pubblico piacerà lo ripeteremo».
Le premesse vi spianano la strada, il suo «Canzoni per Natale» ha scalato le classifiche.
«L’ho concepito sulla scia del successo del mio lavoro precedente, un best of particolare, in cui mi sono riscoperta interprete. Anche in quel caso ho notato molto consenso e allora ho voluto fare un regalo ai miei fan, una sorta di colonna sonora per le feste. Mi sono inventata questo progetto, meno impegnativo di un album di inediti ma allo stesso tempo in grado di soddisfare il desiderio di tirar fuori qualcosa di nuovo».
Non le importava che avesse una data di scadenza?
«In verità era il timore della mia casa discografica. Ma se è fisiologico che la promozione si esaurirà tra pochi giorni, non è escluso che l’anno prossimo possa arricchirlo e riproporlo, magari aggiungendo delle collaborazioni illustri».
Ha anche detto che le piacerebbe esportarlo all’estero.
«Sì, perché ha un respiro internazionale, in parte è cantato in inglese, un aspetto che per me rappresenta un ritorno al passato».
Tra un pezzo e l’altro ha inserito degli intermezzi di parole e musica. Perché?
«Volevo che ci fosse morbidezza nell’ascolto: il cantato dei dischi pop alla lunga è stancante, da qui è venuta l’idea di lasciare spazio a passaggi strumentali o a frasi di poeti, in grado di variare il ritmo e creare atmosfera».
Ma a furia di cantare «Wonderful Christmas» e «Wishing on a star», non teme che la sua anima rock finisca per sentirsi trascurata?
«Non è così, a Natale si ritorna un po’ bambini e questo spirito non è lontano da quello del rock. In più è da tempo che vado esplorando lati diversi, mi sono aperta a contaminazioni groove e soul, volevo far fare alla mia voce quello che mi pareva».
Si sente pronta per un disco di inediti?
«È da parecchio che ci penso, ho alcune canzoni nel cassetto e un po’ di idee su quello che potrebbe essere il mio prossimo lavoro, ma non ho nessuna voglia di mettermi fretta».