Jean-Baptiste Souzy & C.

Il 29 novembre 1791 il governo rivoluzionario francese emanò la famosa Costituzione Civile del Clero, provvedimento col quale tutti i preti diventavano dipendenti dello Stato. Ad esso (cioè, al nuovo regime) dovevano prestare giuramento e ritenersi virtualmente sciolti da ogni legame con la «potenza straniera» della Santa Sede. Insomma, era uno scisma. I preti e religiosi che rifiutavano di giurare, cosiddetti «refrattari», erano passibili di morte (la condanna a morte fu il mezzo penale più diffuso della Rivoluzione, che vi ricorreva per qualunque reato e anche per tutto ciò che, via via, reato diventava). Nel 1794 ottocentoventinove tra preti e religiosi vennero stipati come bestie su due vecchie bagnarole alla fonda alla foce della Charente. Di notte venivano ammassati nello strettissimo interponte e ogni mattina erano affumicati dall’equipaggio che si divertiva a convogliare su di loro il fumo del catrame usato per la carena. Dopo cinque mesi di detenzione c’erano già cinquecentoquarantasette morti. Solo di padre Jean-Baptiste Souzy e di altri sessantatré tra sacerdoti e religiosi appartenenti a quattordici diverse diocesi si poté documentare dettagliatamente la morte in vista della beatificazione (proclamata nel 1995 da Giovanni Paolo II). Alcuni vennero sepolti nella sabbia, sulla spiaggia della prospiciente isola di Madame. Sul luogo, i pellegrini hanno composto una croce di ciottoli. C’è anche un crocifisso di legno, rozzamente intagliato con un temperino da uno di quei poveri deportati. Vittime degli «immortali principi» di liberté, fraternité etc.
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