Jefferson Starship che tenerezza Il revival hippie è fuori dal tempo

I Jefferson Starship (ex Airplane), eroi per eccellenza della controcultura di Woodstock, sono come pesci fuor d’acqua nel buio del Blue Note di Milano. Partendo dal folk hanno inventato il rock visionario e psichedelico, venato di blues e fatto di lunghe improvvisazioni, hanno cavalcato la protesta ai grandi raduni hippy e vivono ancora in un mondo tutto loro. Almeno i superstiti, i mitici Paul Kantner (irriducibile figlio dei fiori scapigliato e segnato da mille battaglie) e Marty Balin, ché Jorma Kaukonen e Jack Casady se ne sono andati per l’avventura blues degli Hot Tuna e soprattutto la carismatica Grace Slick ha lasciato il rock per i pennelli. C’è comunque David Freiberg (reduce dei gloriosi Quicksilver Messenger Service) anche se pare una caricatura del povero Lauzi e la cantante Diana Mangano (con l’aria della contadinotta rubizza) ha una voce potente e dà tutto quello che può. Gli intrecci di chitarra sono sempre onirici e vibranti, marchio di fabbrica di un passato indimenticabile; classici come White Rabbit e Wooden Ship di David Crosby hanno ancora un fascinoso piglio nostalgico, ma le voci e l’insieme fanno tanta tenerezza. Dicono che nei grandi spazi i Jefferson siano ancora una band che ha da insegnare a tutti. Li aspettiamo alla prova la prossima estate.