Jennifer Egan, come scrivere fra Proust e l’Sms

Polifonia. Flusso di sensazioni laterali. Viaggi nel tempo. Musica. E poi Proust, come ha dichiarato a una rivista letteraria: «Ha cercato di catturare il senso del tempo che passa, la qualità della coscienza e di aggirare la linearità, bizzarro flagello della scrittura narrativa». Sono le parole chiave che Jennifer Egan ha usato per descrivere i meccanismi narrativi usati per il suo ultimo romanzo. Ecco, magari non sarà il primo complimento ricevuto da Proust. E magari ad alcuni non farà piacere sapere che arriva da una 49enne scrittrice molto glamour negli Stati Uniti - quando il Wall Street Journal ha scritto quest’anno l’articolo di rigore sull’anniversario dell’11 settembre, la Egan era uno dei quattro newyorchesi più influenti a cui chiedere come quel giorno le avesse cambiato la vita e quando Time ha stilato l’usuale classifica primaverile delle 100 persone più influenti del mondo, non ha proprio potuto fare a meno di inserire il suo nome - che ha vinto il Pulitzer e il National Book Critics Circle Award 2011 per un romanzo in cui 75 pagine sono redatte in Powerpoint, uno dei più acclamati programmi di videoscrittura per presentazioni del mondo, abusato da professori universitari, agenti di vendita e marketing manager.
La Egan però, il cui romanzo Pulitzer in questione, Il tempo è un bastardo, è appena uscito in Italia (minimum fax, traduzione di Matteo Colombo, pagg. 350, euro 18) può permettersi di passarci sopra: ha ricevuto crediti e recensioni entusiastici di New York Review of Books, Guardian, Telegraph, BBC, NYT, People, Time e via elencando e per molti di loro è una ex firma illustre. Lodi meritate: il romanzo in questione è forse il primo in anni di narrativa importata da oltreoceano a unire lo stream of consciousness woolfiano allo humour woodyalleniano, in un tourbillon di punti di vista che finalmente non fa sembrare un romanzo lo sviluppo ipertrofico di un racconto geniale, ma l’assemblaggio originale in tredici capitoli di vere e sane Storie, che quindi sono in grado di farci ridere, piangere e imbestialire. Insomma, un genere in via di estinzione.
I personaggi viaggiano dal 1979 - nella San Francisco undergroud dell’epoca dei Dead Kennedys, in cui si muove un nucleo di punk - al futuro ravvicinato del 2020, passando dalla prima alla seconda, alla terza persona, dal sesso brutale alle droghe alla cleptomania come modalità di aggressione verso il mondo. È vero, le 75 pagine in Powerpoint ci sono, e non hanno nulla di proustiano. Ma se è per questo ci sono anche sms e social network a strutturare le emozioni, come scatoloni che tengono verticali le merci al supermercato. Anche se pare incredibile, però, pure la frammentaria comunicazione digitale nel romanzo della Egan ha uno stile. Tanto che verso le ultime pagine non capiamo proprio come si possa aver pensato, finora, di non comprendere le pagine facebook tra le categorie cui assegnare un premio letterario.