Jerry Portnoy: quanti brividi per il mago dell’armonica

Il vero blues è musica per carbonari. Arriva in Italia un monumento dell’armonica come Jerry Portnoy (fino all’80 alla corte di re Muddy Waters e oggi spalla di Eric Clapton) e gira per i club di culto di mezza Italia. Ad esempio arriva al Milwaukee (saloon specializzato in blues e country a Varedo, a due passi da Milano) dove gli integralisti hanno respirato l’aria della Chicago downtown. Da lì viene Portnoy, 64 anni, abito grigio, baffetti e capelli radi, sguardo torvo e suono potente con quella concretezza colloquiale di accenti e tensioni che infiamma la sua armonica. Una cifra stilistica personale ma legata alla tradizione (cita brani di Jimmy Rogers, Jimmy Reed ecc.), un distillato di richiami rurali ed urbani che ha via via emozionato e poi fatto esplodere il pubblico nel canto collettivo a squarciagola del classico di Waters Got My Mojo Working. Al suo fianco Guitar Ray, ovvero l’italianissimo Renato Scognamiglio (con i suoi Blues Gamblers) abile chitarrista che privilegia l’espressività allo sterile virtuosismo. Bella notte di blues.