La Jervolino rinuncia al bis «Contro di me il fuoco amico»

L’ex ministro non si ricandiderà a sindaco: «Ho mangiato pane e amarezze»

Mario Pepe

da Napoli

Parla a braccio per quasi un'ora, mentre su Palazzo San Giacomo il cielo è plumbeo e la pioggia cade fitta sulla città. Rosa Russo Jervolino, attorniata dalla sua squadra e dai funzionari comunali, annuncia che non si ricandiderà come sindaco di Napoli. «Ho riflettuto a lungo - dice - com’è doveroso quando si guida una città come questa che non è invivibile, come ripete qualcuno che si diverte a portare iella». Un addio non senza punte di veleno, ma non verso la città «che amo profondamente - afferma il primo cittadino -. Mi mancherà la gente, mi mancheranno gli anziani di San Giovanni a Teduccio, le persone dei quartieri più poveri».
Il bersaglio dell'ex ministro dell'Interno sono gli alleati, e il riferimento diventa tanto più chiaro quando la Jervolino dice di avere mangiato «pane e amarezze» dovute al «fuoco amico». Chi siano i destinatari, il sindaco non lo dice ma è chiaro a molti che si riferisce alle critiche arrivate da diversi ambienti, in primis quelli della Margherita: solo pochi giorni fa il coordinatore regionale Ciriaco De Mita (che in mattinata aveva incontrato la collega, anticipandone l'intenzione di non ricandidarsi) aveva criticato la gestione della macchina amministrativa cittadina. Senza dimenticare il rapporto non proprio idilliaco tra il sindaco e il gruppo consiliare del Fiorellino che ha caratterizzato la legislatura. Ma non manca una frecciata al consiglio comunale («spero che i consiglieri trovino qualcosa di meglio da fare che chiedere sempre il numero legale»). «Lascio perché non voglio continuare a essere il capro espiatorio di tutti i nervosismi. Mi sono state attribuite colpe anche non mie. Ho deciso di fare adesso l'annuncio adesso perché sono stufa del pressing delle ultime settimane», afferma la Jervolino che, nella sua critica al «fuoco amico» risparmia il presidente della Regione Antonio Bassolino e quella della Provincia di Napoli, Dino Di Palma.
Ufficializzato l'addio della Jervolino, nel centrosinistra sale la febbre delle primarie. De Mita si dice disponibile a questa idea ma ribadisce di non volere pregiudiziali sulla possibilità che la Margherita indichi il proprio candidato (in pole position c'è il deputato Riccardo Villari), Pecoraro Scanio chiede le consultazioni a gran voce. Sul fronte della Cdl, intervengono i ministri. Landolfi parla di «fallimento annunciato della Jervolino. Possiamo vincere se riusciremo a trovare una candidatura unitaria e autorevole». Caldoro si rammarica per la decisione del sindaco di Napoli ma sottolinea la gestione non positiva del centrosinistra partenopeo. Alemanno, a Napoli per una convention di An, ribadisce che «come avvenuto a Roma, dove l'Udc ha candidato Baccini e il mio partito ha proposto me, anche a Napoli bisogna aprire un confronto ampio e costruttivo. Per cui, se An ha un nome, lo faccia e poi se ne discuterà con gli alleati».