«Jesus Christ» arriva tutto nuovo alle Erbe

Ferruccio Gattuso

Quando esordì sul palcoscenico, alla fine degli anni Sessanta, Jesus Christ Superstar fece scalpore e generò polemiche. Poi divenne un film memorabile nel 1973, regalando al mondo un Giuda irripetibile, il compianto Carl Anderson. Trent'anni dopo il successo cinematografico, lo stesso Anderson scelse l'Italia per partecipare a una nuova edizione del musical che sarebbe giunta persino in Vaticano, alla corte del Papa.
Nel frattempo, in tutto il mondo le versioni del capolavoro scritto da Andrew Lloyd Webber e Tim Rice non smisero di calcare i palcoscenici e oggi - dopo che un astuto scrittore spuntato dal nulla ha venduto, col suo Codice Da Vinci, 30 milioni di copie di una storia in cui Gesù viene descritto completamente umano, sposato con Maria Maddalena e genitore di una dinastia - la parabola di un Messia hippy che, a tempo di rock, annuncia la Buona novella e finisce sulla croce non scandalizza più nessuno.
Anzi, resta il fascino per un musical tra i più belli mai scritti e la forza di una storia che non manca di essere un faro, per credenti e non credenti.
Una nuova versione di Jesus Christ Superstar è quella diretta da Beatrice Di Bari e portata in scena - al Teatro delle Erbe da domani al 13 novembre - dalla compagnia Soggetti Smarriti: un cast di 10 attori, 24 coristi, 9 ballerine, 9 cantanti e una band elettrica che, sul palcoscenico e rigorosamente dal vivo, diffonderà le note di uno spartito rock la cui musica non ha smesso di emozionare negli anni, con quell'alternarsi di struggenti melodie, rabbiosi e disperati canti elettrici, ironici flirt col pop, e persino fox trot.
«Jesus - spiega la regista Beatrice Di Bari - è uno dei musical più rappresentati non solo per il fatto che è un capolavoro musicale, ma anche perché contiene un messaggio rivoluzionario. È questo che ha sempre affascinato me, che pure non sono credente. Il Gesù che personalmente immagino è un uomo totalmente terreno che combatte per le proprie idee e affronta la morte per esse, senza mai cedere alla tentazione di farsi capo popolo e ricorrere alla violenza. E difatti, a inizio spettacolo, sul palco proietto immagini di altri personaggi che giudico simili, come Gandhi e Martin Luther King. E siccome ho voluto inserire anche la figura di una donna, ho scelto Giovanna d'Arco, anche se, effettivamente, la signora in armatura ha combattuto».
Una dimensione terrena, quella del Jesus Christ Superstar voluto dalla Di Bari che viene sottolineata da un particolare ricorrente sulla scena: «Ovunque appaiono specchi, di piccole e grandi dimensioni. Nella scena clou del Getsemani, Gesù è circondato da tre specchi: con questo voglio sottolineare che il Dio che cerchiamo è dentro di noi, è il riflesso della nostra anima e delle nostre aspirazioni».
La regista ha scelto il ricorso a mezzi multimediali come la proiezione di immagini e di testi: «Non ci saranno i sopratitoli - spiega Beatrice Di Bari - perché a mio avviso distraggono lo spettatore. Piuttosto, a ogni inizio scena, appaiono brevi introduzioni che spiegano la situazione. la forza della musica di Lloyd Webber può anche spiegare le parole, peraltro bellissime, di Tim Rice».