La Jihad torna a colpire Israele: quattro morti

Fausto Biloslavo

In Israele torna il terrore degli attentati kamikaze, con quattro morti, compreso il terrorista suicida, e una trentina di feriti, cinque dei quali in gravi condizioni. L’attacco è avvenuto ieri, verso le 18.30, all’ingresso di un centro commerciale della città costiera di Netanya. Un bilancio che doveva essere ben più grave secondo i piani dei terroristi, che hanno colpito il giorno dell’inaugurazione della Maccabiadi, la più importante manifestazione sportiva del mondo ebraico. Quaranta minuti prima dell’esplosione a Netanya un palestinese è rimasto gravemente ferito nello scoppio di un’autobomba artigianale dopo essere riuscito ad entrare in un insediamento ebraico in Cisgiordania.
L’attentatore di Netanya indossava una cintura esplosiva e il suo obiettivo era il centro commerciale di Hasharon. Le guardie di sicurezza all’ingresso devono essersi insospettite e il terrorista, temendo di essere scoperto, si è fatto saltare in aria all’esterno. «Abbiamo sentito un’esplosione e subito dopo ho visto la gente scappare urlando verso l’uscita opposta» ha dichiarato alla radio israeliana Laura, una delle commesse di Hasharon. Sul selciato, oltre al corpo dilaniato del terrorista, sono rimasti due cadaveri. Una donna ferita è morta in serata in ospedale.
L’attentatore era un palestinese del villaggio di Atil in Cisgiordania. Si chiamava Ahmed Sami Abu Jalil, aveva 18 anni e uscendo di casa ha detto ai genitori che andava a controllare il risultato degli esami scolastici.
L’attacco è stato rivendicato dalla Jihad islamica. Il terrorista era stato reclutato dal Battaglione Al Qud, il nome arabo di Gerusalemme. Il 18 maggio 2001 un altro kamikaze aveva ucciso cinque israeliani colpendo lo stesso centro commerciale. Dopo la costruzione del muro che separa i territori palestinesi da quelli israeliani la situazione della sicurezza di Netanya era migliorata.
I piani dei terroristi prevedevano un martedì ben più sanguinoso. Quaranta minuti prima un altro palestinese, legato al sedile di un pick up, con targa israeliana, è riuscito ad entrare nell’insediamento ebraico di Shavei Shomron, nel nord della Cisgiordania, vicino a Nablus. Nel cassone posteriore c’erano due bombole di gas che servivano da ordigno. Dopo un centinaio di metri la rudimentale autobomba è esplosa ferendo gravemente solo il palestinese, che forse è stato costretto a compiere questo gesto. Si chiama Rubin Khatame e viene anche lui dal distretto di Tulkarem, ma era stato rapito dalla Jihad che lo accusava di collaborare con Israele.
Gli attacchi di ieri sono un duro colpo per la tregua stabilita fra Sharon ed il presidente palestinese Mahmoud Abbas lo scorso febbraio. Anche i gruppi più estremisti come Hamas avevano accettato il cessate il fuoco. Il governo israeliano accusa l’Autorità palestinese «di non far nulla per fermare i terroristi». Jibril Rajoub, uno dei responsabili per la sicurezza palestinese, replica: «Noi condanniamo l’attentato: è un crimine contro il nostro popolo. Tutte le fazioni devono attenersi alla tregua. Queste azioni possono solo danneggiare l'unità palestinese e fanno il gioco della destra in Israele».
Il riferimento è ai coloni che sono determinati ad opporsi con tutti i mezzi al disimpegno israeliano dalla striscia di Gaza e all’evacuazione degli insediamenti prevista per agosto.