Jo Champa, musa delle statuette: «La sorpresa è Jennifer Hudson»

L’attrice da anni a Los Angeles: «Whitaker sarà il miglior attore, Scorsese premiato»

da Milano

Quando parla, Jo Champa ha il tono vellutato e definitivo di chi sa cosa dice. Los Angeles è la sua casa, il cinema e la tv sono il suo mondo, che lei ora attraversa solo ogni tanto perché «ho più voglia di stare a casa con mio figlio». Vivendo là, con suo marito Joseph Farrell, membro dell’Academy che vota gli Oscar, la bella Jo ha americanizzato il suo italiano e i suoi accenti: pochi giri di parole, molta chiarezza, roba che qui in Italia scordiamocela. Che cosa ha imparato in tutti questi anni a Los Angeles? «Il potere del silenzio», risponde senza pensarci troppo. Evviva. Insomma, se c’è qualcuno che conosce Hollywood da dentro è proprio lei, che era una modella del cuore di Versace, poi è diventata attrice con Troisi (Le vie del Signore sono finite) e infine transfuga per vita e per amore dall’altra parte del mondo. Perciò ora, il giorno prima della consegna degli Oscar, si diverte a fare la schedina - questo vince, quello perde - solo per il gusto divertito di sfidare il futuro, senza manfrine e senza doppi giochi.
Signora Champa, intanto come sarà la cerimonia?
«La conduttrice è Ellen DeGeneres, una comica divertente ed intelligente, con un suo talk-show di successo qui negli States. La sua sfida sarà di rendere lo show “entertaining”, godibile».
Ma poi le statuette sono così prevedibili?
«Lo sono per chi segue le altre premiazioni come Golden Globes, Sag Awards, Producers and Directors Guild... Ma ci sono sempre delle sorprese».
Proviamoci. Miglior attore?
«Forest Whitaker per l’Ultimo re di Scozia»»
Attrice?
«Helen Mirren, davvero regale in The Queen».
Andiamo avanti.
«La miglior regia stavolta sarà di Martin Scorsese, che qui non ha mai vinto. Il film premiato sarà Babel (anche se Eastwood è sempre molto amato). E poi penso che vincerà per il miglior attore non protagonista Eddie Murphy. L’attrice non protagonista scommetto sarà Jennifer Hudson, cioè la scoperta di Dreamgirls».
Rimangono il cartone animato e degli effetti speciali.
«Per la prima Cars. Invece Pirati dei Caraibi potrebbe conquistare la statuetta per gli effetti speciali».
Poi dopo la cerimonia ci sono le feste.
«Le feste! C’è quella di Vanity Fair che è la più esclusiva. Alle feste dell’Oscar capita di vedere Jennifer Lopez che parla con Richard Gere che chiacchiera con Elton John che saluta Sting e Stallone che guarda Mick Jagger e così via. Cinquecento persone che conosci! È un modo di rivedersi e salutarsi, mangiando insieme... I “giocatori”, come vengono chiamati qui, sono quasi sempre gli stessi». (squilla il telefono: è Wendi Murdoch, moglie di Rupert, di ritorno da Las Vegas).
Insomma, lei sarebbe una risorsa del cinema italiano.
«Intanto io sono orgogliosa di essere italiana: a mio figlio parlo solo in italiano. Ma certo, mi accorgo, che almeno in questo settore, siamo rimasti indietro».
Dicono che lei si fosse offerta di aiutare Veltroni a Los Angeles per il Festival di Roma.
«Offerta è una parola sbagliata. Io ritengo Veltroni un amico, sua moglie e le sue figlie sono state al mio matrimonio. Qualche settimana fa sapevo che sarebbe venuto a Los Angeles e mi sono offerta di aiutarlo. Per venire qui, è meglio avere venti appuntamenti invece che solo due. Era un’iniziativa che non volevo rendere pubblica, non mi interessava proprio. E invece qualcuno aveva paura che lo danneggiassi e l’ha fatto sapere in giro».
Così è saltato tutto. Delusa?
«Più che altro capisco che ci sono cose che non capisco. Ecco perché sono andata via dall’Italia: avevo bisogno di crescere, di respirare. Al cinema italiano manca il lavoro di squadra. Qui a Hollywood se un film della Fox va bene, sono felici anche alla Disney o alla Dreamworks perché il clima migliora. In Italia invece trionfano indiscrezioni e pettegolezzi».
Andrà a vedere gli Oscar stasera?
«Dopo 10 volte di fila, ammetto che a questo punto ho più voglia di stare a casa con mio figlio e magari lo farò».