Joanna Szymkowiak

Era polacca e nacque nel 1910 a Modzanow, in diocesi di Poznan. In famiglia ricevette una solida formazione cristiana. Il padre, specialmente, era un cultore dell’Imitazione di Cristo, quell’aureo libretto medievale - attribuito a Tommaso da Kempis - sul quale generazioni di cattolici hanno con frutto meditato. Se mi si permette un esempio personale, il sottoscritto ha da tempo dovuto far sua una delle frasi dell’Imitazione: «Non trovo pace se non in un angolo con un libro». La Szymkowiak crebbe dunque con le idee chiare e, durante gli studi ginnasiali a Ostrow Wielkopolski, prese parte alle congregazioni mariane e alla San Vincenzo. Continuò all'università (studiava filologia romanza a Poznan) dove, negli anni dal 1929 al 1934, si attivò nell’assistenza sociale nei quartieri più poveri della città. Dopo la laurea, fu invitata a Montluçon, in Francia, dalle suore Oblate del Cuore di Gesù, per perfezionarsi nella lingua. Aveva conosciuto quelle suore, che là avevano la loro casa principale, in patria. Con loro effettuò un pellegrinaggio a Lourdes e, ai piedi della grotta, conobbe la sua vera vocazione. Prese dunque il velo, ma la famiglia insistè perché tornasse in Polonia. Così, Joanna divenne suor Sancia nel convento delle Figlie della Beata Vergine Maria Addolorata, dette “Suore Serafiche”, a Poznan. Seguì poi un corso farmaceutico da infermiera e, allo scoppio della guerra, assistette i prigionieri francesi e inglesi. Ma venne quasi subito colpita da una gravissima malattia che le lasciò solo il tempo di pronunciare i voti perpetui. Morì pochi mesi dopo, nel 1942.
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