Joaquín Cortés: «Vi racconto la mia solitudine»

Torna sulle scene italiane Joaquín Cortés, che fino a domani farà vibrare, in costumi firmati Jean-Paul Gaultier, al suono di un ritmo travolgente e della passionalità del Flamenco, il palco del Teatro Ventaglio Smeraldo.
Classe 1969, una carriera costellata di successi e qualche incursione nel cinema (tra cui Il fiore del mio segreto di Pedro Almodóvar e Vaniglia e cioccolato di Ciro Ippolito), il ballerino spagnolo, noto per il suo stile personale e coinvolgente, calca oggi le scene con Mi soledad (la mia solitudine), spettacolo presentato per la prima volta all'auditorium di Città del Messico nel 2005 e che da tre anni lo tiene impegnato in giro per il mondo.
È solo sul palco, Cortés, in questo show nel quale i riflettori sono tutti per lui, unico protagonista, in due ore di performance in cui il grande ballerino non si risparmia e che ha la fresca energia e la spontaneità di una jam session.
Fil rouge di questo show originale, la cui musica è stata composta dallo stesso Cortés, da Arturo José Carbonell ed Antonio Carbonell, è la contaminazione e la fusione di stili e di ritmi che spaziano dal jazz alla musica cubana, dalla classica al Flamenco.
Il grande ballerino sceglie la strada che mette a nudo le radici della sua anima, dando vita sul palco ad un'atmosfera intima ed intimista, come il titolo stesso suggerisce, in una autentica riflessione in movimenti, passi e musica che porta in scena uno dei temi più profondi dell’esistenza, che tocca - prima o poi - ciascun individuo nel corso della vita.
«Volevo parlare della solitudine, perché occorre sapersi confrontare con questo sentimento; dobbiamo imparare a conviverci, perché è parte della vita», spiega Joaquín Cortés. «Proprio come racconta la storia dello spettacolo, che nella prima parte vede un uomo in una stanza, da solo, che sta parlando con la solitudine, si sta confrontando con lei. La seconda parte invece è una festa gitana, che è elemento costitutivo e integrante della mia cultura e della mia storia».
Le radici per Joaquín sono sempre state importantissime. «La danza è intrattenimento, ma anche cultura, e questo per me è molto importante», continua Cortés. «Quando mi trovo in un paese ne ammiro la cultura, che è fatta di musei, di opere, di storia, ma anche di danza e di musica».
Quando gli si fa notare che il suo ritorno in Italia era molto atteso, la sua è la voce di un uomo che sorride: «Qui mi sento benissimo - dice - ho sempre detto che l'Italia, dopo la Spagna, dove sono nato, è la mia seconda casa. Ho un rapporto bellissimo con questo straordinario Paese che amo profondamente e nel quale mi piace sempre ritornare».
Mi soledad
Teatro Ventaglio Smeraldo
fino a domani
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