Al Jockey Proust scrisse i suoi capolavori Da Parigi a Londra i luoghi «segreti» che hanno fatto la storia del «bel mondo»

Marcel Proust, da molti descritto come un dandy che amava raccontare la vita dei dandy, introdotto nell'alta società parigina dal conte Robert de Montesquieu, aveva scelto per Charles Swann, uno dei protagonisti del romanzo La strada di Swann, il più esclusivo circolo di Parigi, il famosissimo Jockey Club, fulcro del bel mondo e dell'aristocrazia mondiale, allora al numero civico 240 di boulevard Saint Germain, a quattro passi dal Cafè de la Paix. «Un luogo senza tempo, dove il passato si fonde con la realtà dei nostri giorni» ci racconta Andrea Serlupi Crescenzi, figlio del marchese Giovanni, fino a due anni fa presidente del Circolo della Caccia di Roma. «Capi di Stato, uomini d'affari e altezze reali di tutta Europa - prosegue Serlupi - si continuano ad incontrare al Jockey Club, luogo mitico che a fine Ottocento si avvaleva dell'arte di Jules Gouffé, grande chef dell'epoca, come “ancien officier de bouche”, per deliziare i blasonati ospiti con la sua specialità più nota, il piedino di porco ripieno di foie gras, con marinata di funghi porcini, frutti d'autunno e patate fondenti». Oggi il club esclusivo più famoso all'estero per la raffinatezza della sua cucina è sicuramente il riservatissimo Knickerbocker di New York, nome che ricorda i caratteristici pantaloni alla zuava. A un passo da Central Park, all'angolo tra la quinta e la sessantaduesima strada, il Knickerbocker è stato fondato nel 1871, quando un certo numero di membri dell'antichissimo Union Club non approvarono la mancanza di severità di alcuni soci nell'applicare le regole di ammissione e dettero quindi le dimissioni per creare in seguito questa elegante istituzione che da allora si trova in un palazzo di stile georgiano firmato dagli architetti Delano e Aldrich. Tra i soci storici il ricchissimo colonnello John Jacob Astor, morto nella tragedia del Titanic, e il padre di Eleanor Roosevelt, moglie dell'allora presidente degli Stati Uniti. Assidui frequentatori italiani il conte Gelasio Gaetani d'Aragona e l'ex senatore Mario d'Urso. «Quando vado a New York prediligo le colazioni al Knickerbocker Club, eccellente ritrovo all'insegna della sobrietà», ci racconta d'Urso, di casa nella Grande Mela. «Ad una certa età è indispensabile riuscire a parlare con tranquillità e qui si è protetti da un silenzio ovattato. Ogni tavolo dista almeno sei metri dagli altri. Ci sono stato poco tempo fa per un lunch con David Rockefeller, Moss Hart, uno dei re di Broadway, e Arthur Schlesinger, storico vincitore di due premi Pulitzer e assistente speciale di JF Kennedy». Nobiluomini, finanzieri e intellettuali anche tra i selezionatissimi soci dei club più esclusivi di Londra. I più prestigiosi? «Sicuramente White's, il Turf e Brooke's, dove sono stato di recente con Michael Broadbent, responsabile del settore vini di Christie's, il più grande esperto di bottiglie d'annata di Bordeaux del mondo - ci racconta Gelasio Gaetani d'Aragona -. White's nacque più di duecento anni fa e venne eletto ritrovo prediletto dal duca di Devonshire e da lord Brummel, che vicino alla vetrata affacciata su St. James's Street radunava la corte degli amici per conversare e divertirsi con lunghe partite al gioco del faro». Oggi tra i passatempi più in voga dei circoli esclusivi in primo piano il bridge, burraco e le partite a biliardo che impegnano i momenti di relax dei soci che continuano a riunirsi all'insegna della filosofia di sempre, quel profondo e umano desiderio di aggregazione che caratterizza tutti i circoli privati del mondo.