Joe Colombo: saper anticipare il nostro futuro

Alla Triennale milanese fino al 18 dicembre è aperta la mostra: "Joe Colombo. Inventing the future", frutto di una collaborazione tra il Vitra Museum di Weil am Rhein di Basilea, la Triennale e lo studio Joe Colombo che ha fornito disegni, prototipi e pezzi inediti. Ma chi era Joe Colombo? Ai giovani e tanti meno giovani oggi forse dice ben poco, ma fu un creatore nato nel 1930 e morto purtroppo nel 1971, non ancora nel pieno della sua genialità. Quello che più colpiva in lui era la continua voglia di innovazione, la ricerca di vedere ogni cosa, ogni oggetto, attraverso un prisma che si differenziava da tutti gli altri. Così il letto a baldacchino si trasformava in un letto dotato di una capote da carrozza dell'Ottocento, il divano poteva essere una serie di cilindri o cuscini di diversa misura collegati tra loro per potersi muovere e adattarsi a corpo. Ma non si fermava certo qui, perché schizzi, planimetrie, studi, anche se non si trasformavano in realtà, mostravano contenuti inediti di grande valore. Si lamentava di "trascorrere troppo tempo nelle relazioni personali" trascurando il lavoro manuale, ed in effetti in quegli anni era richiesto da decine di aziende, da imprenditori, da semplici privati che volevano possedere una sua testimonianza. Già nel 1962 si conquistò una Medaglia d'Oro alla XIII Triennale di Milano con una lampada da tavolo: testimonianza di come fosse attratto da un lato dalla tecnologia e dal futuribile e dall'altro dai richiami americani della cultura pop. Poi nel '64 per Kartell una poltrona a tre soli elementi curvati in compensato uniti a secco, nel '65 la famosa poltrona vista nei film di James Bond, la "Elda", girevole, con una carrozzeria stampata in materiale plastico. Forse il pezzo che la maggior parte degli appassionati ricorda. Nel '65 anticipò, con una serie di container per uomo e donna, prodotti da Arflex, i concetti di personalizzazione degli interni di armadi per le diverse necessità degli utenti, strada che oggi sembra luogo comune. Nel '67 con la Spyder, lampada prodotta da O Luce, si conquistò un Compasso d'Oro. E così via come la bella mostra milanese illustra passo per passo, rendendo omaggio a un designer nel vero senso della parola, privo forse di una cultura molto profonda, ma geniale in ogni sua espressione, "degno di una compagnia del tempo quale Magistretti, Aulenti, Tobia Scarpa" come scriveva Vittorio Gregotti.