Joe Jackson e Todd Rundgren stasera duetto in Conservatorio

Prima esibizioni separate, poi il gran finale con gli americani Ethel

Antonio Lodetti

Ultimo appuntamento della (riuscitissima) rassegna «Diversi suoni al Conservatorio» che ha portato nel tempio della musica classica artisti come la cantautrice di culto Mary Gauthier e giganti quali Van Morrison e Van Der Graaf Generator. Appuntamento a settembre con Jon Anderson degli Yes e con tante sorprese (si parla di Robert Plant e altri mostri sacri del rock).
Si chiude, appunto stasera nella Sala Verdi del Conservatorio, con un concerto molto particolare che vedrà sulla scena due artisti molto diversi tra loro come Joe Jackson e Todd Rundgren. Sarà una lunga serata per gli appassionati. Lo show si apre con il quartetto d’archi americano Ethel; poi i due artisti si esibiranno separatamente - ciascuno per un’oretta circa col suo repertorio più noto - per poi chiudere con una bizzarra jam session insieme con l’accompagnamento degli Ethel.
Sarà un incontro-scontro di suoni e visioni musicali con il comune denominatore della genialità e dell’abbattimento di qualunque barriera stilistica. Jackson (con Elvis Costello e Graham Parker) è la punta di diamante di una scuola musicale britannica iconoclasta e in continuo movimento, sempre pronta a spiazzare pubblico e critica. Ha suonato tutto e il contrario di tutto. «Odio cristallizzarmi e ripetermi - dice - come fanno tanti ragazzini che, appena trovato il successo, si fissano su un clichè e pubblicano in serie canzoni tutte uguali». In effetti nel suo curriculum al rock duro e aggressivo si alternano suoni cameristici e classicheggianti, birignao d’avanguardia, piccole sinfonie, pop raffinato che cita Gershwin e le immortali canzoni del Tin Pan Alley newyorchese. Pioniere della scena post punk con l’album Look Sharp, ha poi viaggiato nelle atmosfere più diverse con lavori come Night and Day delll’82 (poi bissato da Night and Day 2 nel 2000)e stasera pescherà nel suo immenso carniere partendo da Steppin’ Out.
Todd Rundgren è meno noto al grande pubblico, anche se è indiscutibilmente un’icona per chi mastichi rock e dintorni. Nel suo sound - che nasce negli anni Sessanta per esplodere all’inizio del decennio successivo, c’è una sintesi di generi e stili. Psichedelia, hard rock progressivo, esperimenti si fondono nei suo i primi album (i più famosi sono Something/Anything e A Wizard A True Star) alcuni incisi come Todd Rundgren’s Utopia; poi si dedica alla ricerca sfrenata pubblicando dischi schizofrenici ma interessanti che spaziano dall’elettronica sfrenata alle incisioni per sole voci (l’album A cappella) fino al recente Liars , visione anticonvenzionale del rock dalle origini a oggi. «Il rock è un movimento in continuo divenire; bisogna ricordarne ogni passaggio, dalle fonti a oggi, per proporne una visione moderna e attuale». Rundgren è anche noto come produttore di artisti molto diversi tra loro come i gloriosi portatori d’acqua dell’hard rock Grand Funk Railroad ai coloriti New York Dolls passando per Patti Smith, Hall & Oates, Meat Loaf, Psychedelic Furs.
Una lotta tra chi stupisce di più insomma: al Conservatorio no ci sarà certo tempo per annoiarsi.

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