JOE JACKSON

Parte stasera dallo Smeraldo il tour italiano del musicista che insieme a Costello e a Parker «inventò» la new wave inglese

Joe Jackson è un revisionista del rock. Sarebbe riduttivo definirlo rocker, e anche cantautore non è termine che lo identifichi. Meglio non cercare di descriverlo ma lasciar parlare la sua musica all’insegna della genialità e con l’obiettivo di abbattere qualsiasi barriera di genere e di stile. Con Elvis Costello e Graham Parker, Jackson è stato ed è la punta di diamante di una scuola musicale britannica iconoclasta e in continuo movimento, sempre pronta a spiazzare pubblico e critica.
Jackson torna stasera a Milano, a pescare nel suo immenso e variegato carniere musicale dal palco dello Smeraldo (le altre due date del tour lo vedranno protagonista il 18 marzo all’Auditorium Santa Chiara di Trento e il 19 all’Auditorium Parco della musica di Roma). Jackson è sempre stato un dissacratore e un anticipatore di tendenze. «Il rock è morto, rende imbecilli», disse nel 1982 scandalizzando tutti e scatenando una montagna di polemiche. Lo annunciava lui, che aveva iniettato nuova linfa vitale nell’asfittico panorama rock inventando la new wave inglese e poi il power pop. Allora in pochi capivano cosa voleva dire. «Parlavo del superamento del rock, delle sue connessioni con altri generi; insomma il rock per sopravvivere doveva per forza comunicare con il resto dell’universo musicale». Jackson dunque non ha mai smesso di sorprendere. «È questo lo scopo del vero artista», è solito dire.
Artista di successo e al tempo stesso di culto, le sue divagazioni sono arrivate alla musica classica con dischi come Heaven and Hell e Symphony Number 1. «Quando le tue ambizioni creative vanno oltre i tre minuti di musica e i tre accordi, devi superare i parametri di quello che la gente considera pop music». Poi, sempre ondivago e spumeggiante sulle strade della musica, s’è avvicinato a Gershwin e alla raffinata canzone di Tin Pan Alley. Insomma il suo curriculum vola dal post punk di Look Sharp alle raffinatezze di Night&Day 2 del 2000, spiazzando sempre tutti col peregrinare dal rock al suono cameristico e classico, dal birignao d’avanguardia alle piccole sinfonie al pop. «Odio cristallizzarmi e ripetermi come fanno tanti ragazzini. Non esiste trovare una formula e continuare a cavalcarla cercando il successo. Molti si fissano su un cliché e pubblicano in serie canzoni tutte uguali. C’è da impazzire».
Così anche quando torna su sentieri già percorsi, Jackson lo fa con genialità, entusiasmo, curiosità; infatti da qualche tempo ha chiuso il cerchio ed è tornato alla ruvidezza sonora del passato, come testimoniano gli ultimi dischi e soprattutto il recente Rain, uscito dopo oltre quattro anni di silenzio. «Non ho mai fretta di incidere un album - commenta - riprometto sempre a me stesso di non farmi prendere dalle tentazioni e di incidere solo quando ho delle canzoni veramente buone. Voglio sempre dare il meglio e avere una dozzina di brani che siano tra i migliori che ho mai composto. Insomma mi interessa la qualità, non la quantità».
Puntando sull’attualità, ma senza dimenticare la sua storia, si racconta stasera in un trio senza chitarre, con i compari Graham Maby al basso e Dave Houghton alla batteria.
Joe Jackson
Stasera ore 21
Teatro Smeraldo
Piazza XXV aprile
Tel. 058446477