La Johansson canta Waits Un’occasione mancata

Mai fidarsi dei cantanti-attori, se non si chiamano Streisand o Sinatra. Scarlett Johansson, ultima bellona in servizio congiunto tra celluloide e vinile (terminologia desueta, ma è per capirci), non rialza la media della categoria ma ha dalla sua una suggestiva copertina, arrangiamenti qua e là incongrui e qua e là seduttivi - Hammond, suoni del Sud, giudiziose dissonanze, ritmi rilassati -, voce androgina, evanescente, non intonatissima ma personale. Con la quale s'appropria temeraria di dieci brani firmati Tom Waits - ergo inevitabilmente belli -, facendoci rimpiangere la rauca immanenza vocale e il piglio da orco del Maestro. Donde un disco carico di potenziale grandezza, ma nei fatti un'occasione mancata.

Scarlett Johansson Anywhere I lay my head (Warner)