JOHN HOLMES SHOW, QUESTIONE DI GUSTO

Il circuito dei canali satellitari non si pone problemi nel trattare argomenti di spinosa morbosità quale, ad esempio, il mondo del porno. Può contare sul fatto che la tivù a pagamento gode di minori vincoli e si sottrae alla vigilanza dei genitori organizzati, è ancora una sorta di porto franco dove gli spettatori possono imbattersi in documenti altrimenti impossibili da vedere. È il caso del documentario The John Holmes Story (giovedì su Planet, ore 23) interamente dedicato a chi venne definito «il re del porno» a cavallo degli anni 70 e 80, sino alla morte prematura per Aids dopo essere passato indenne attraverso un processo per omicidio. La drammatica vicenda di questo personaggio, una sorta di «pioniere maledetto» della nascente industria del porno, è stata raccontata attraverso documenti di archivio, filmati ed interviste rilasciate dalla moglie, dal fratello, dal manager e dal suo migliore amico, tanto da darne una fotografia inquietante e complessa e da mantenere il tono del documentario su un versante privo di derive scioccamente boccaccesche o morbosamente compiaciute come spesso avviene in casi simili. A impedire questa eventualità è la storia stessa di John Holmes, che assomiglia molto a un romanzo inventato dalla febbrile immaginazione di un grande scrittore interessato non solo all'aspetto più visibilmente «spettacolare» del protagonista (soprannominato «mister 33 centimetri») ma anche alla sua controversa personalità. John Holmes è stato descritto, grazie al ricco contributo di interviste e testimonianze, in tutte le sue enigmatiche contraddizioni: gran bugiardo con le donne che però gli perdonavano tutte (o quasi) le menzogne, scaltro e pragmatico sfruttatore delle proprie incontestabili doti fisiche fino a quando l'uso di droghe non intaccò la sua proverbiale efficienza. Poi la frequentazione di personaggi sempre più equivoci, la necessità di darsi ad attività malavitose per permettersi l'alto consumo di cocaina, l’accusa di omicidio, la diagnosi di sieropositività nel momento stesso in cui l'Aids cominciò a presentarsi come un flagello. Da quel momento, convintosi che sarebbe morto presto nonostante il parere ottimistico dei medici, l'autodistruttività di Holmes divenne palese e l'attore aumentò il carico di alcol, droghe e dissipatezza impedendosi ogni possibilità di salvezza. Holmes ha lasciato in eredità 2500 film, è stato fonte di ispirazione per le pellicole Boogie Nights e Wonderland ed è stato ricordato da una omonima canzone di Elio e le Storie Tese. Ha dichiarato di avere avuto rapporti con 14mila donne, lasciando a grande distacco (e a macerarsi di invidia) i due più celebri esempi «alti» e «bassi» di sbandierati successi erotici: George Simenon e Franco Califano.