John in maniche di camicia e sorridente: "Ho una notizia per voi: vinceremo"

Fisico bestiale: ha i capelli bianchi ma lo spirito di un ragazzino, è il primo a svegliarsi ogni mattina. Il senatore incita il pubblico con la moglie mentre Sarah Palin percorre le strade dell'Ohio

nostro inviato a Columbus (Ohio)
Ha i capelli bianchi, ma lo spirito di un ragazzino. E un fisico bestiale. Ieri mattina all’alba John McCain era il primo nella hall dell’albergo pronto per lo sprint finale. Massacrante. Sette comizi in sette Stati diversi. Ha iniziato in Florida poi è andato in Tennessee, Pennsylvania, Indiana, New Mexico, Nevada e intorno a mezzanotte era atteso in Arizona, per l’ultimo indispensabile saluto agli elettori del suo Stato che negli ultimi giorni si erano mostrati sensibili al richiamo di Barack Obama.
A Miami, di buon mattino, si è presentato in maniche di camicia, sorridente, anzi estatico; come se fosse davvero il favorito. John commovente, John coinvolgente. «Ho una notizia per voi: il Mac è tornato! E vinceremo le elezioni». Poi, con la voce un po’ rauca: «Sono un americano e scelgo di combattere» Sono gli slogan che mandano in visibilio la base repubblicana. Per mettere a segno la rimonta più spettacolare della storia recente americana, ha bisogno che i conservatori vadano in massa alle urne. Ma soprattutto deve convincere i tanti elettori ancora indecisi. E a loro ha rivolto gli appelli più accorati. «Diffidate di Obama, vuole distribuire la ricchezza, io voglio crearla»; date «una chance all’America«, «date fiducia a chi è esperto». E così via. Pochi minuti sul podio. Poi di corsa a prendere l’aereo, mentre in televisione andava in onda una raffica di spot, tra cui anche uno che per la prima volta evocava i legami tra Obama e il predicatore Jeremiah Wright. L’estate scorsa McCain aveva promesso che non avrebbe toccato l’argomento religioso. È stato di parola; ma nelle ultime 24 ore i suoi strateghi gli hanno disobbedito. «Possiamo dare fiducia a un presidente che per vent’anni è stato al fianco di un pastore che odia l’America?». È l’ultima cartucce di una battaglia estenuante.
McCain ha preteso di andare in Pennsylvania, uno Stato che in teoria è democratico, ma dove l’eroe della guerra in Vietnam è convinto di vincere e anche nel piccolo New Hampshire, una scelta questa più che altro scaramantica: qui aveva messo segno la vittoria più inattesa durante le primarie, che lo aveva lanciato alla nomination. Qui spera di accattivarsi il favore degli dei. Anche perché ha dovuto rinunciare al suo tradizionale rito beneaugurante: andare al cinema alla vigilia del voto. «Un comizio in più non serve a cambiare l’esito di una campagna», dichiara da anni. Per sei volte ha avuto ragione lui: le due campagne per la Camera dei rappresentanti e le quattro per il Senato si sono concluse con la sua vittoria. Ma questa volta è diverso e se la vittoria sarà davvero al fotofinish, come predicono i suoi assistenti, anche una manciata di voti racimolata può essere decisiva.
Da tre giorni McCain e i suoi assistenti dormono poco e saltano i pasti, ma mentre i più giovani sembrano accusare il colpo, John a 72 anni compiuti appare più in forma di tutti. «Datemi la possibilità di servire il Paese per un’ultima missione», ha urlato McCain alludendo ai propri trascorsi militari e alla sua lunga prigionia in Vietnam. «Date all’America la chance di intraprendere un nuovo cammino». Al suo fianco la moglie Cindy, mentre Sarah Palin percorreva l’Ohio. E sul rettilineo finale il repubblicano ha ingaggiato anche Hillary Clinton, a sua insaputa ovviamente. Gli elettori dell’Ohio e della Pennsylvania sono stati bombardati di telefonate che riproponevano i giudizi pronunciati dall’ex first lady su Obama durante le primarie. A mezzanotte McCain non aveva quasi più voce, ma una certezza nel cuore: «Tenetevi forte, vincerò io».
MF