John Surnam, il «folletto» dell’elettronica

Dal vivo sembra un folletto uscito da una fiaba che si muove e saltella tra sax, clarinetti e tastiere come se stesse eseguendo una danza rituale. Uno spirito danzante, uno straordinario acrobata dei suoni, eclettico, nonché divertente e divertito fra i suoi strumenti e con la sua musica. Acclamato sin da giovanissimo come uno dei migliori sax baritoni d’Europa, arriva a Roma l’inglese John Surman, questa sera alla Sala Sinopoli dell’Auditorium per la rassegna «Solo» (ore 21). Sassofonista nonché polistrumentista, il musicista britannico vanta una lunga esperienza di concerti da solista che lo hanno portato a pubblicare numerosi dischi. Nonostante la ricca discografia, anche recente, l’album più rappresentativo della musica di Surman è senza dubbio «Private City» dell’88, lavoro che, sebbene i quasi vent’anni di vita, è ancora attuale. Il suono malinconico del clarinetto basso nel brano «Portaits of a romantic», in scaletta anche questa sera, sovrasta prepotentemente e dolcemente al tempo stesso un sottofondo arpeggiato, ripetitivo, e fortemente evocativo. Il tutto è accompagnato da un calzante ritmo percussivo creato al sintetizzatore elettronico. Ed è questa la particolarità del suono di Surman. Con il sequencer, che il sassofonista non risparmia di usare, nascono melodie e ritmi che vanno dalle forme più semplici alle più complesse senza però mai complicare l’esecuzione del brano. L’apprendistato di John Surman inizia con personaggi del calibro di John Taylor, Mc Laughlin, Holland. Nel 1969 forma un suo trio dedito al free-jazz, la branca più sperimentale e, appunto, libera del jazz. Uno stile, il suo, che prevede contaminazioni elettroniche, richiami ad arie sacre e della musica popolare anglosassone, tutte raccolte in una miscela che diventa così un marchio di riconoscimento per Surman. Dopo un periodo di ritiro dalle scene per riflettere sulle sue direzioni musicali ha iniziato a lavorare in solo, con un uso parsimonioso e particolarmente ispirato dell’elettronica.