John Updike Brevi storie molto cattive su Babbo Natale

Il Natale, a ben vedere, può anche essere un incubo. Anzi, dodici. Almeno ad ascoltare uno dei «monumenti» viventi della letteratura americana, John Updike (1932), autore di uno scorrettissimo libretto anti-natalizio: I dodici incubi del Natale (Alet, pagg. 32, euro 8,50). Anzi co-autore, perché Updike ha scritto i testi (dodici istantanee molto cattiviste sulle feste che come ogni anno ci ri-apprestiamo a vivere) e Edward Gorey (1925-2000), drammaturgo e scenografo che nel 1977 vinse il Tony Award per il set e i costumi di un celebre revival del Dracula di Bram Stoker, ha realizzato i disegni (nella foto). Ce n’è per tutti: per Babbo natale («Osservatelo bene. Barba finta e storta, vestito rosso comprato in saldo, aria stropicciata \. Un tempo uno degli uomini più potenti della Terra, ora tira avanti con il sussidio di disoccupazione»), per i suoi aiutanti («Perché presunti Elfi sopporterebbero condizioni lavorative disumane, in uno degli ambienti fra i più gelidi e inospitali della Terra, se non per ottenere un loro tornaconto?»), l’albero di Natale («E se prima o poi crollasse sotto il peso delle palle colorate»), e poi le renne, i canti, i regali, quelli fatti, ricevuti e da cambiare... fino a che (dodicesimo incubo) Cala il sipario: «Sciamano a frotte facce smunte e verdastre, esseri avvolti in cappotti tristi, illuminati dalle vetrine spruzzate di neve di polistirolo \. È l’Inferno o l’inizio della presa di coscienza dei consumatori?».