John Zorn, kamikaze dei suoni porta sul palco l’élite del jazz

Il secondo appuntamento della stagione di «Aperitivo in Concerto», previsto per domani alle 21 al Teatro Manzoni di Milano, è una prima mondiale da non perdere per gli intenditori: una Maratona musicale dedicata alla poliedrica fantasia creatrice del compositore e sassofonista americano John Zorn con la partecipazione di 12 gruppi. Si tratta, nell’ordine, di Masada Quartet; Courvoisier/Feldman Duo; Medeski, Martin & Wood; Banquet of the Spirits; Mycale; Bar Kokhba; Dreamers; Eric Friedlander solo; New Klezmer Trio; Bester Quartet; Masada String Trio, Electric Masada. A ciascuno sono riservati 15 minuti per una durata complessiva di circa tre ore. Alcuni solisti vanno in scena più di una volta: così John Zorn sax alto, Mark Feldman violino, Erik Friedlander violoncello, Marc Ribot chitarra, Greg Cohen contrabbasso, Kenny Wollesen batteria, Joey Baron batteria, Cyro Baptista percussioni.
Nella brochure generale della stagione di «Aperitivo» si legge che nel novembre 1992 Zorn registra l’album Kristallnacht, una suite di sette brani riferita alla Notte dei Cristalli, il pogrom che i nazisti attuarono nella notte fra il 9 e il 10 novembre 1938 in Germania, Austria e Cecoslovacchia contro gli ebrei. Partendo dalla suite, Zorn inizia a esplorare la propria eredità ebraica e quindi a interessarsi ai vari generi di questa civiltà musicale e artistica. Nei tre anni seguenti compone una prima serie di circa 200 brani che sintetizzano la musica tradizionale ebraica con il jazz: questa raccolta è conosciuta come Masada. Dal 2004 il compositore lavora a una seconda serie di brani Masada, intitolandola Masada Book Two, Book of Angels. A queste due serie si ispira la Maratona di «Aperitivo». È il caso di ricordare che Masada (in ebraico Metzada) era il nome di un’antica fortezza giudaica, situata su una rocca nella zona del Mar Morto prossima all’attuale Palestina, dove nell’anno 74 gli abitanti, assediati dalle truppe romane, decisero tutti di suicidarsi piuttosto che consegnarsi al nemico.
Con John Zorn, «Aperitivo» intrattiene da lungo tempo un rapporto costante e proficuo. Nato 57 anni fa a New York, Zorn è uno dei musicisti più multiformi, geniali e produttivi che oggi si conoscano, e pertanto è impossibile definirlo o peggio incasellarlo in qualche genere o tendenza. Ci ha provato, ad esempio, l’indimenticabile sassofonista soprano Steve Lacy che per la musica del collega ha inventato termini come postfree, iperfree e polifree (il più vicino alla realtà), ma inutilmente.
Fra i compositori ai quali Zorn si è interessato vengono menzionati John Cage, Charles Ives, Anthony Braxton, Jimmy Giuffre e Ornette Coleman. I suoi esordi estremi e violenti (cacofonie e soqquadri voluti, assoli di Charlie Parker eseguiti alla rovescia e simili, copertine di cd da non mostrare ai bambini) gli hanno procurato la fama di «cattivo» anche sul piano personale, ma non è affatto così. Basta parlargli con cortesia per scoprire un uomo affabile e gentile. L’anno scorso, nell’incanto del Teatro Olimpico di Vicenza, in mezz’ora di improvvisazione solitaria il maestro ha confermato, smentito e superato se stesso e i limiti del suo strumento con urla feroci, dolcezze infinite, torsioni brutali e con l’insopprimibile dolore della musica klezmer. Ecco, questo sono io, sembrava dire, ed era vero.
Fra i suoi tanti capolavori si possono citare (quasi a caso) le opere per l’amato cinema, la partitura di Cat O’ Nine Tails per il Kronos Quartet, i mixaggi di rock, suoni ebraici, musica informale ed elettronica (il polifree cui alludeva Steve Lacy). Del suo strumento esclusivo, il sax alto, fa quello che vuole, suonandolo con il corpo proteso in una posizione che romperebbe la schiena a chiunque, ma che a lui va benissimo.