Johnny Depp pirata in disarmo combatte soltanto a parole

Alla terza, inevitabile, puntata, I pirati dei Caraibi hanno perso la battaglia finale, quella col pubblico. Se i primi due episodi erano un paradosso godibile, una gustosa avventura per grandi e piccoli con uno strepitoso Johnny Depp, che senza fare il verso ai grandi interpreti della saga della filibusta, come Errol Flynn o Tyrone Power, riproponeva le loro smargiassate con istrionismo, trasformandosi in un pirata effeminato e pavido, tutto mossette e occhiate ambigue. Purtroppo la festa è finita e questa interminabile, speriamo ultima, puntata propone due ore abbondanti di chiacchiere, insopportabili per chiunque, ed un finale apocalittico che era nell’aria dopo otto decimi di noia mortale. Cosa sia accaduto a produttore e sceneggiatori non è dato saperlo. Probabilmente, ringalluzziti dagli incassi record, hanno creduto che il pubblico fosse un loro vassallo. Infarcito di interpreti di qualità, alcuni scomparsi in fase di montaggio, il film di Gore Verbinski è una bella adunata di attori sprecati, priva di ritmo e persino di comprensione, tra capovolgimenti dialettici, farneticanti filosofie mutuate chissà come dalla convenzione piratesca. Tra mutanti, sudditi infidi di sua maestà britannica, amori non dichiarati, se ne dicono di cose, ma ciò esclude del tutto gli spettatori. Un erroraccio.

PIRATI DEI CARAIBI – AI CONFINI DEL MONDO di Gore Werbinski (Usa – 2006), con Johnny Depp, Keira Knightley. 170 minuti