Il joker, capolavoro di Ledger l’attore morto a fine riprese

Adriano Giannini, voce italiana dell’attore scomparso: «Ha incarnato il fascino del male, avevo paura anch’io»

da Roma

«Diciamo che ci siamo fatti un doppio Joker». Scherza al telefono da Trapani, dove sta girando una fiction, Adriano Giannini. Trentasette anni, figlio di Giancarlo e Livia Giampalmo, tanti film uno dei quali (stroncatissimo) con Madonna, l'attore presta la sua voce a Heath Ledger, nel Cavaliere oscuro. Il padre doppiò Nicholson nel Batman di Tim Burton: coincidenza curiosa, perché se il timbro delle voci a tratti si somiglia, i due Joker non potrebbero essere più diversi. Buffo, dandy, burlone Nicholson, con quel cappello a larghe tese e la smorfia delle labbra dipinta con cura di rosso; psicopatico, sado-masochista, quasi punk Ledger, con quel mascherone da clown devastato dalle cicatrici. Dovreste sentirlo, questo nuovo Joker, diabolico e ghignante, mentre filosofeggia seminando il terrore a Gotham City. «L'unica moralità in un mondo spietato è il caso». Oppure: «Sono un agente del caos». O ancora: «Mettiamo un bel sorriso su questo faccino». Joker completa Batman o viceversa? Per un volta - si può tranquillamente affermare - è il deuteragonista a oscurare il protagonista.
La leggenda vuole l'attore australiano, ucciso il 22 gennaio scorso da un'overdose accidentale a solo 29 anni, abbia accettato la sfida fino a restarne sconvolto intimamente, come se qualcosa del Joker gli fosse rimasto appiccicato addosso. Magari no, era solo lavoro, però il caso - quasi un oscuro presagio - ha voluto che la morte gli impedisse di terminare il film successivo, The Imaginarium of Doctor Parnassus, dove finisce pure impiccato. Per rimpiazzarlo, senza rinunciare alle scene già girate, il regista Terry Gilliam ha moltiplicato i volti del personaggio, in un gioco quasi spettrale di specchi, chiamando sul set Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law. Del resto, l'australiano Ledger era attore versatile: sia che incarnasse un cowboy gay o Casanova, un folksinger o un soldato di Sua Maestà, un tossicomane o un cavaliere medioevale.
Giannini conosceva Ledger, non solo per averlo doppiato in Paradiso+Inferno e Io non sono qui. «Ci siamo visti a Venezia, l'anno scorso. Un ragazzone estroso e gentile, si vestiva in modo fantasioso. Ma sullo schermo si trasformava. Joker è il suo capolavoro. Per come ha operato sul proprio corpo, sul viso, la voce. Mentre lo doppiavo faceva paura anche a me. Che equilibrio tra grottesco e follia! Ho sentito che era totalmente assorbito dal ruolo. Un attore di immenso talento. Non credo sia morto a causa di Joker, ma per farlo così ci devi credere, e molto».
In effetti, Ledger, complice il make-up impressionante, si cala nella parte come forse solo Marlon Brando avrebbe potuto: ogni sguardo, gesto o battuta preparano il peggio, se ne infischia dei soldi, l'unica ragione che lo guida è «veder bruciare il mondo». La voce è soave-minacciosa, la risata demoniaca. Articola poco, parla con la bocca stretta. Per restituire l'effetto e asciugare la saliva, Giannini ha inserito dello scottex fra la gengive e il labbro superiore: più facile, così, imitare gli slurp di Joker, quel sibilare da serpente. «Nel film usa timbri diversi, nasale, di testa, poi bassa, almeno dodici voci. Incarna la fascinazione del male, anche quando si traveste da infermiera incute paura, la sua fisicità è pazzesca. Capisco perché Batman ne subisce la seduzione».
Lo capirà anche il pubblico vedendo Il cavaliere oscuro. Sin dalla prima sequenza con la rapina mascherata, il Joker di Ledger, denti gialli, capelli unti e marsina viola, si impadronisce della scena, proponendosi come un cattivo memorabile, allo stato puro. Un condensato di rabbia e rancore, un mix di follia e anarchia. L'anti-gentleman per antonomasia. Chissà se gli daranno l'Oscar postumo, come accadde a Peter Finch per Quinto potere. Se lo meriterebbe.