Jolie: "Brad e io, che vita spericolata"

Angelina Jolie presenta <em>Salt</em> da domani nelle sale: &quot;Non dormo e viaggio sempre. Per fortuna mio marito è straordinario&quot;. Poi racconta: &quot;Per fare bene i genitori rallenteremo i nostri ritmi&quot;. E sul proprio futuro: &quot;Sarò in prima linea per far rispettare i diritti di tutti&quot;

Los Angeles - È l'attrice e probabilmente anche la donna più famosa del mondo. Ha un Oscar, è amata e rispettata da registi come Clint Eastwood, ed è l’unica vera e credibile eroina d’azione di Hollywood. La vedremo in queste vesti nei panni dell’agente segreto Evelyn Salt, una specie di Jason Bourne coi tacchi, in Salt, nelle sale da domani. Ma Angelina Jolie sta già pensando al futuro: sta girando il suo primo film da regista e sarà probabilmente Cleopatra per James Cameron, un ruolo che consoliderebbe di certo la sua immagine di regina di Hollywood. Ma malgrado il suo statuto di superstar, la Jolie è l’attrice più disponibile, spontanea e calorosa da intervistare, un ciclone di comunicativa e naturalezza a suo agio sia nel parlare dei suoi progetti professionali e umanitari, che del suo compagno Brad Pitt e dei loro sei figli.
Quello di Salt è un ruolo particolarmente fisico, non ha avuto paura per la sua incolumità?
«Lavoro da anni con lo stesso gruppo di cascatori e mi fido di loro al 100%. Questo è il primo film che ho girato dopo la nascita dei gemelli, quando mi sentivo tutta morbida e femminile, e dopo aver letto il copione ho detto a Brad che sarebbe stato il progetto ideale per rimettermi in forma. Lui mi capisce, ci siamo conosciuti sul set di un film d’azione, amiamo entrambi l’avventura e l’adrenalina, anche se siamo entrambi molto responsabili perché abbiamo famiglia. Probabilmente l’unica cosa di cui ho paura è che succeda qualcosa alle persone che amo, ma preferisco non pensarci, nemmeno come strumento di lavoro quando giro scene drammatiche, per non mettere in giro quel tipo di energia».
Parlando di famiglia, che rapporto hanno i suoi figli col suo mestiere?
«Ce ne sono così tanti e di età diverse che è difficile generalizzare. I più grandi cominciano a capire, ma in realtà non sono molto interessati. Ogni tanto mostriamo loro degli spezzoni che sono adatti alla loro età, le bambine hanno visto alcune scene acrobatiche di Tomb Raider, e si sono divertite. Penso che sarà interessante per loro in futuro vedere Mr and Mrs Smith, perché è il film dove la mamma e il papà si sono incontrati. Ma poiché stanno per uscire film di animazione per cui sia Brad che io abbiamo prestato la nostra voce, come è già successo in passato, credo che i bambini pensano che facciamo i doppiatori di cartoni animati. Ma adesso quando vengono sul set dei miei film - chiaramente non nei giorni in cui sono ferita o malmenata - cominciano a vedere anche un aspetto che non conoscono ancora, mi vedono in costume, con una parrucca, ma per loro è solo un altro gioco, disegnano col make-up e si fanno truccare per assomigliare alla mamma».
Per ora lei e Brad avete organizzato la vostra carriera e la vostra famiglia in modo impeccabile, facendo il turno a lavorare mentre l’altro partner sta coi bambini. Come vede il futuro?
«Il presente è sempre un turbinio di valigie e pianificazione e di poco sonno per organizzare tutto al meglio. Ho chi mi aiuta ma mi piace avere tutto sotto controllo. Per fortuna Brad è un partner straordinario che divide tutti i ruoli con me, lavoro e famiglia. Ma in un futuro prossimo non potremo sempre portare i bambini con noi, perché andranno a scuola, praticheranno uno sport di gruppo e avranno i loro amici e non vorranno viaggiare con noi. Crescendo ognuno di loro avrà anche bisogno di più tempo individuale, e quindi penso che le cose cambieranno».
Quindi ci saranno meno viaggi?
«Bisognerà rallentare un po’ il ritmo, ma spero non troppo. Spero di averli abituati ad essere cittadini del mondo. Brad ed io stiamo anche lavorando su progetti di scuole e ospedali nei paesi di origine di Maddox, Pax e Zahara, e un giorno saranno loro a doversene occupare, non solo finanziariamente, ma anche trascorrendo lunghi periodi di tempo sul campo per essere attivi in prima persona. E mi auguro che anche i loro fratelli e sorelle saranno attivi in campo umanitario».
Si dice che l’esempio venga dall’alto, e lei è sempre impegnatissima col suo lavoro per l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati nelle zone più povere, disastrate e violente del pianeta.
«È difficile far parlare i media di certi temi, di certe regioni, di certi problemi che sembrano irrisolvibili. I riflettori della stampa si spengono in fretta dopo il terremoto, l'alluvione, la guerra o le elezioni di turno. Ma i problemi in Afghanistan, Pakistan, Haiti o in Africa non spariscono miracolosamente, e se la presenza di una celebrità è l'unico modo per risvegliare i media, continuerò ad essere a disposizione. Ma il mio sogno è che in futuro le leggi internazionali e i diritti umani vengano rispettati ovunque, che i governi locali rispettino i loro cittadini e i loro diritti, e che queste popolazioni possano essere indipendenti e autosufficenti».
Come si è preparata per entrare nel mondo di spie doppiogiochiste di Salt, un film che negli Stati Uniti è uscito proprio nei giorni in cui vennero scoperte le talpe russe?
«Non è divertente? Sembrava tutta fiction, o paranoia legata al passato, alla guerra fredda, ma proprio quest’anno l’attualità ci ha ricordato che le spie sono l’arma segreta più longeva e forse più potente di tutti i governi del mondo».