JONES

Pare che l'ingegner Benjamin Limo, il keniano che nel 2005 vinse l'oro mondiale sui 5000 metri a Helsinki, abbia chiamato la primogenita Marion Jones. «Un nome importante per un futuro importante», spiegò. Non sappiamo che ne pensino - lui e la ragazza - ora che la diva statunitense dello sprint non perde estate per dare cattive notizie di sé. E l'afa scioglie il mito della donna più veloce del mondo, 31 anni, tre ori alle Olimpiadi di Sydney 2000.
Nell'agosto scorso Marion fuggì da Zurigo alla vigilia di una gara perché, ai campionati Usa di giugno, era risultata positiva all'Epo, una «bomba» per il sangue, una minaccia per la salute. Erano mesi di vergogna per lo sport americano: il ciclista Floyd Landis aveva perso il Tour perché dopato di testosterone, lo sprinter Justin Gatlin, campione olimpico e mondiale, era inciampato nella stessa trappola. Infine, Marion Jones. Poi la velocista si salva, le controanalisi dicono che è pulita. Però i suoi guai non sono finiti. Adesso è senza soldi.
In banca le sono rimasti duemila dollari, più o meno millecinquecento euro. Assurdo destino per una campionessa che, nei momenti d'oro della sua carriera, era ribattezzata «la ragazza da due milioni di dollari l'anno». Ne incassava 70, 80.000 a gara. Ora la Jones ha venduto pure la casa che possedeva in un quartiere residenziale a Chapel Hill, nel North Carolina. Una bancarotta che il Los Angeles Times ha svelato frugando fra le carte del processo che Marion ha perso contro il tecnico Dan Pfaff, da lei accusato di inadempienze contrattuali ma ora creditore di 240.000 dollari per sedute mai pagate. Come hai fatto, Marion, a spendere così tanto? «Un certo tenore di vita», ha risposto, mentre qualcuno ricorda di averla vista girare in Porsche fino all'anno prima. Ma c'è un'altra falla ammessa dalla Jones, i «costi legali». Avvocati, processi, carte bollate. Perché puoi correre i 100 in 10”65 eppure non sfuggire al passato.
Fenomeni e mezzi fenomeni dello sport finiti sul lastrico ce ne sono da scrivere un romanzo. Mike Tyson si fumava assegni persino in bollette telefoniche. Bjorn Borg è stato divorato vivo dagli alimenti da versare alle «ex». Mani bucate, amici ipocriti, incapacità di adeguarsi alla vita normale, sogni bizzarri come quelli di un altro tennista leggendario, Bill Tilden, asso degli anni '20: morì senza un soldo dopo aver cercato di sfondare a Broadway come autore, attore e produttore. E c'è pure il girone dei troppo generosi: Manute Bol, cestista africano passato da Forlì, 2.32 di pelle e ossa, bruciò gli stipendi Nba per foraggiare i parenti. E i ribelli del Sudan.
Quale sia il girone di Marion Jones, non è chiaro. O è pulita però attira i guai, come cercano di dimostrare i suoi fan nei blog, o è una che ha sbagliato e cerca di non pagare. Finché possibile. La pantera nera dello sprint Usa ha comunque una vocazione spiccata per le compagnie pericolose, pur attraversate senza notare nulla e senza perdere l'innocenza. Finora. Una storia con più ombre di un buon noir. Il primo marito, il pesista C.J. Hunter, viene trovato positivo alla vigilia dei Giochi di Sydney. Lei lo difende ma i due si lasciano. Anche il secondo compagno, lo sprinter Tim Montgomery, che ha dato un figlio alla Jones ed è ex-primatista del mondo, si fa squalificare per doping: il record sarebbe stato «costruito» dalla Balco, il laboratorio californiano di Victor Conte, guru della chimica sportiva, padrone del pozzo dei miracoli che ha schizzato fango su atletica, baseball, football. Un signore che in tv ha raccontato delle sostanze somministrate proprio a Marion (da cui ha incassato un assegno): Epo, insulina, il famigerato Thg, anabolizzante manipolato, a lungo sfuggito ai controlli. E che ragionava così: «Non è una truffa se lo fanno tutti». Pure Hunter dichiara che la ex-moglie giocava con le siringhe. Intanto lei congeda anche Montgomery. Da cui ora dice di non ricevere gli alimenti. Non va meglio in tema di allenatori: la Jones si è affidata, fra gli altri, a Trevor Graham, il tecnico di Gatlin...
Da sempre la sprinter urla la sua innocenza. Sospetti e accuse la accerchiano. Nel 2004 chiede un processo pubblico. Nel 2006 torna a vincere il titolo Usa sui 100, fino alla positività smentita dalle controanalisi. Ma le spese legali si accumulano: negli ultimi anni ha dovuto testimoniare nell'inchiesta sul caso-Balco, difendere il proprio diritto di gareggiare da chi voleva accertarne l'onestà, sostenere una causa multimilionaria di diffamazione contro Victor Conte. E poi a battere cassa c'è Pfaff. Ecco dove sono finiti i soldi. E dove nascono i debiti.
Nel dicembre scorso la Jones aveva confessato di voler stare più vicino a suo figlio. Di non escludere il ritiro. Ma c'è anche chi giura che punti alle Olimpiadi di Pechino. Forse vuole smentire tutti, in pista. O magari è stanca di scappare. Non si sa quante bambine vengano ancora chiamate Marion in suo onore.