Josefa Moscardó Montalba

Durante la guerra civile spagnola la bestialità rivoluzionaria non badò né a età né a sesso. Bastava niente per finire nella lista dei «nemici del popolo», una lista lunghissima perché comprendeva tutti i cattolici, cosa che in un Paese come la Spagna rasentava, anzi superava, la follia. E quando si supera la follia si diventa, appunto, bestie. Qual pericolo controrivoluzionario potesse rappresentare una zitella cinquantaseienne che andava a messa tutte le mattine lo sapevano solo i rojos. Ma per loro, come per tutti i rivoluzionari dell’ateismo militante di ogni tempo, valeva quel che disse un alto esponente giacobino all’epoca della Rivoluzione francese: «Faremo della Francia un cimitero se non potremo rigenerarla a modo nostro». Per questo occorreva sterminare tre quarti di Spagna per far trionfare la «rigenerazione» di quei pochi che sarebbero rimasti a contemplare il cimitero. La martire che ricordiamo oggi, Josefa Moscardó Montalba, era più innocua di una farfalla. Ma faceva parte dell’Azione Cattolica, cosa che nel 1936, da quelle parti, equivaleva a una sentenza di morte già scritta. Era nata ad Alcira nel 1880 e non si era mai mossa dalla sua cittadina. Fece gli studi elementari dalle suore e forse frequentò le medie, sempre in istituti retti da religiose. Figlia unica, visse in casa con i genitori finché questi furono in vita. Poi, morti loro, andò a stare da una zia. Infine, morì anche quest’ultima e Josefa restò sola al mondo. Poiché non si era sposata, riempiva il suo tempo dando una mano in parrocchia e aiutando le missioni. Fino al 1936. www.rinocammilleri.it