Jospin rinuncia all’Eliseo ma sgambetta la Royal

L’ex premier: io non mi candido, ma non sosterrò Ségolène. E potrebbe rispuntare il nome del compagno di lei, François Hollande

ALBERTO TOSCANO

da Parigi

Lionel Jospin, 69 anni, ex segretario socialista ed ex primo ministro, non sarà candidato alle presidenziali francesi della prossima primavera. Lo ha annunciato lui stesso con una lettera aperta e con un intervento alla radio Rtl. Jospin non chiederà al partito d'essere designato candidato all'Eliseo. Sa che il partito non gli esprimerebbe fiducia. La spiegazione: Jospin sognava d'essere il candidato dell'unità ritrovata e rischiava invece di accentuare le divisioni tra socialisti.
Ma Jospin sapeva questo da mesi e malgrado tutto ha tentato fino all'ultimo di aprire uno spiraglio alla propria candidatura. Si è arreso solo quando è stato chiaro che la grande maggioranza dei militanti non gli perdona il suo comportamento del 21 aprile 2002, quando annunciò il suo «ritiro dalla vita politica» dopo non essersi neppure qualificato per il ballottaggio presidenziale. In quel momento Jospin usciva da un quinquennio passato alla testa del governo, ma neppure il 17% degli elettori votò per lui al primo turno della consultazione per l'Eliseo.
In vista delle prossime presidenziali sia il partito più forte del centrodestra (l'Union pour un Mouvement populaire, Ump) sia i socialisti hanno deciso di chiamare i propri iscritti a scegliere tra i «candidati alla candidatura». In casa Ump la posizione dell'attuale ministro dell'Interno, Nicolas Sarkozy, è sempre più forte. Tra i socialisti aumentano le perplessità nei confronti della favorita Ségolène Royal, che rimane però largamente in testa. Nel commentare ieri su Rtl la sua decisione di gettare la spugna, Jospin ha detto che non sosterrà la Royal nella lotta contro gli altri possibili candidati del partito: l'ex premier Laurent Fabius, l'ex superministro economico Dominique Strauss-Kahn e l'ex ministro della Cultura Jack Lang.
A proposito di lotta interna. L’ex presidente Valéry Giscard d’Estaing scrive nel suo terzo e ultimo libro di memorie (Il potere e la vita), da ieri in vendita, che Mitterrand gli rivelò tre settimane prima di morire di averlo sconfitto, nel ballottaggio per l’Eliseo del 1981, grazie al «tradimento» di Chirac, il quale, in una cena, disse a Mitterrand: «Dobbiamo sbarazzarci di Giscard, è un pericolo per la Francia». E il gollista manovrò in modo tale che parte dei voti del centrodestra andassero al socialista.
Oggi potrebbe esserci un nuovo sgambetto. In novembre i membri del Ps voteranno per designare il proprio candidato. I casi sono due: Ségolène, che ha ottenuto ieri il sostegno dell'ex premier Pierre Mauroy, può avere o non avere la maggioranza assoluta. In questa seconda eventualità si andrà a un ballottaggio tra lei e il primo classificato tra i suoi rivali. La sfida potrebbe farsi incandescente, visto che le federazioni controllate dagli avversari di Ségolène tenderanno a coalizzarsi tra loro per sbarrare la strada alle ambizioni di quest'ultima. L'atteggiamento assunto ieri da Jospin fa pensare che questo personaggio sul viale del tramonto sia disposto a tutto pur di bloccare la Royal. I giochi potrebbero insomma riaprirsi nella seconda metà di novembre, e il Ps rischia una spaccatura senza precedenti.
Proprio in quel caso potrebbe riprendere quota una candidatura di compromesso tra le varie fazioni. Non certo quella di Jospin, che sembra ormai «bruciato». Ma quella del segretario socialista François Hollande, che è anche il marito (meglio dire il compagno di vita, visto che i due non sono sposati, pur avendo quattro figli) di Ségolène. Hollande ha sempre detto di non volersi battere per 1a candidatura contro altri esponenti del Ps. O sarà l'unico o niente. Dunque lascerà trascorrere, la settimana prossima, il termine fissato per partecipare ufficialmente alla competizione interna. Ma - in caso di impasse - la direzione del partito non potrebbe che riaprirgli le porte a fine novembre. Moglie permettendo, naturalmente.