Jovanotti: «Pronto al ritorno Il mio è un cd di vita e viaggi»

«Nel mio album avrebbe dovuto suonare anche Joe Zawinul. Beppe Grillo? Non mi convince fino in fondo»

da Milano

Niente da fare, Jovanotti è sempre quello, frenetico e pensieroso, che vent’anni fa ha inventato il jovanottismo con tutti i suoi annessi e (s)connessi. Ha solo aggiunto un po’ di sale in zucca, che vuoi saranno i quarant’anni. E così è un piacere sentirlo parlare anche per pochi minuti prima di salire sul palco dell’Mtv Day dove lui arriva, a onor suo, senza nulla da promuovere, né cd né tournée, ma solo per il gusto di esserci perché è «un gran compleanno» (e difatti poi volerà direttamente a Roma per cantare un brano con i Negramaro). «Per fortuna nelle cose che faccio c’è ancora il gusto dell’avventura», dice lui seduto davanti alle telecamere prima di cantare sei canzoni in una sola (un medley lungo mezz’ora di Penso positivo, Tanto, Falla girare, Serenata rap, Mi fido di te, Ragazzo fortunato) e far ballare il pubblico come raramente capita di vedere. Era un anno che non saliva su di un palco e s’è sentito, un’energia clamorosa.
Bentornato Jovanotti, a che punto è il suo nuovo cd?
«È al punto dei dettagli, un momento drammatico per me. A me piace fare i grandi tagli, sono poco predisposto alle piccole correzioni, agli aggiustamenti, ai ritocchi».
Si consoli, la gran parte del lavoro è già finita.
«Un disco ricco di vita, ricco di viaggi. È fantastico».
Però questo lo dicono tutti, prima di pubblicarlo.
«Mi fa commuovere. Io piango ogni volta che lo sento».
Faccia un’anticipazione.
«In un brano avrebbe dovuto suonare anche Joe Zawinul. La sua morte di pochi giorni fa è per me un dolore molto grande. Lui aveva sentito la canzone, gli era piaciuta e anche io gli ero simpatico. Era un genio. E per questo all’inizio del concerto abbiamo suonato il riff di Birdland, il suo capolavoro».
Zawinul e Pavarotti se ne sono andati quasi insieme.
«Ho avuto il privilegio di conoscere il tenore. Ho sempre pensato che fosse una montagna così alta che forse in cima non c’era mai stato nessuno, neanche lui».
Questo è uno dei necrologi più belli.
«Mi ha iniziato all’ascolto dell’opera. Una volta a pranzo mi raccontò alcune trame delle opere e lo fece con tale passione da farmi capire che era il mio momento di avvicinarmi a quel mondo».
Lei è sempre stato a cavallo di molti mondi. Adesso è il momento di Beppe Grillo.
«Grillo mi ha sempre fatto ridere fino a star male. Me lo ricordo dai tempi di Te lo do io il Brasile».
Diciamo che ora si sta dedicando ad altro.
«Il raduno di Bologna è stato un fatto importante non solo dal punto di vista politico ma addirittura anche sotto il profilo antropologico. Lui mi aveva anche invitato».
Perché non ha risposto?
«Non sono convinto. Le sue tre proposte di legge non mi entusiasmano».
Ad esempio?
«Quella dell’ineleggibilità dei parlamentari pregiudicati».
Perché?
«Mi è venuto in mente Nelson Mandela. Con quella legge lui non potrebbe essere eletto in Parlamento. Ritengo che questo non sia uno degli aspetti prioritari in questo momento».
Cioè?
«Il precariato, innanzitutto: è impossibile credere che i ragazzi oggi non riescano neppure a farsi una famiglia. E poi le pensioni. Non credo che screditare la politica sia la via giusta».
Insomma, Grillo le piace solo come comico.
«Sono un suo fan. Ma diciamo che l’unico “vaffanculo” che mi piace è quello di Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere».