Joyce Carol Oates: viaggio nelle ossessioni di un feroce serial killer

Un thriller mozzafiato della scrittrice Usa: la scomparsa di una ragazza risveglia sconvolgenti fantasmi del passato

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo un capitolo di Doppio nodo (Bompiani, pagg. 354, euro 19,5), romanzo del 2001 di Joyce Carol Oates (pubblicato in origine con lo psuedonimo di Rosamond Smith). Un denso thriller alla James Ellroy che ruota intorno a un serial killer e alle persone che vengono trasformate dai suoi crimini efferati. Persone talvolta afflitte da un forte senso di colpa e tormentati da fantasmi del passato, come il Matt McBride protagonista di questo episodio. La statunitense Joyce Carol Oates, eterna candidata al Nobel, è vincitrice del National Book Award e di numerosi altri premi. Insegna all’universitò di Princeton ed è autrice di numerosi libri. Bompiani ha pubblicato anche Blonde, Misfatti, Stupro, Una storia d’amore.

 

Ventun anni prima. Novembre 1976.

Nella Contea di Burlington, in una zona paludosa e desolata della Riserva Naturale dell’Isola dei Daini ai margini dei Pine Barrens. A circa trenta chilometri a nordest di Atlantic City, anche se non c’era una strada che portasse direttamente lì.
Non c’era nemmeno una strada che portasse direttamente lì dal paese natale della ragazza, Forked River, sulla costa, a nord di Atlantic City.
Ventun anni!
Perché ci sto pensando adesso, perché proprio adesso? Non lo sapeva e non lo voleva sapere.
Perché era un’altra persona ormai, un adulto e non un adolescente sconvolto. Era un marito e padre di due figli piccoli. E la ragazza era morta da tanto tempo. Morta e sepolta. In un cimitero di Forked River in cui era andato in segreto, ma tanto tempo fa. Lei non esercitava alcuna malia su di lui adesso. Si era dimenticato perfino come si chiamava.
Ma no che non aveva dimenticato il suo nome. Marcey Mason. Era impresso nella sua memoria più a fondo del suo stesso nome. Il nome di una cheerleader, il nome di una ragazza benvoluta, sorridente. Mai avrebbe dimenticato quel nome.
La ragazza scomparsa di Forked River, New Jersey.
All’inizio, sembrava che fosse svanita. «Volatilizzata». L’ultima volta che era stata vista era all’uscita dalla scuola. In un giorno feriale, agli inizi di novembre, già buio alle quattro e mezza. La ragazza scomparsa l’avrebbero definita i media. La ragazza scomparsa l’avrebbe definita la gente che non aveva conosciuto né lei né la sua famiglia. In quei sedici giorni di ricerche. Lungo la costa del Jersey, da Breton Woods verso sud fino a Cape May. Qualcuno aveva fatto una telefonata anonima alla polizia dicendo che la ragazza scomparsa veniva punita per il suo «cattivo comportamento» e sarebbe stata trovata nell’acqua o vicino all’acqua. Un’altra soffiata aveva mandato le pattuglie di ricerca nell’entroterra, nelle paludi di Pine Barrens e negli acquitrini di mirtilli palustri lungo il fiume Batsto. Gli abitanti di Pine Barrens erano pieni di risentimento nei confronti di tutti quei forestieri. Degli agenti incaricati. Se una ragazza di città era stata rapita, questo non aveva niente a che vedere con loro. Anche se si raccontavano storie di corpi scomparsi in quelle terre desolate, gettati via e mai scoperti. Anche se la leggenda locale diceva che potevi svanire in quelle terre desolate come se non fossi mai esistito.
Marcey Mason era stata trovata nella riserva naturale sedici giorni dopo la sua scomparsa da degli escursionisti. La ragazza scomparsa di Forked River adesso quasi irriconoscibile.
Nei suoi sogni era stato lui a trovarla. Marcey? Marcey! Anche se quand’era viva non aveva mai pronunciato il suo nome. Quasi non la conosceva. Però nella sua fantasia, il quindicenne Matt McBride, era quello fra le centinaia di coloro che la cercavano, ad aver trovato la ragazza scomparsa.
Non se l’era immaginata morta, però. Il suo corpo misteriosamente mutilato. Polsi e caviglie legati saldamente e brutalmente col fil di ferro come si chiuderebbero i rifiuti da gettare via.
Se l’era immaginata viva, naturalmente. Sarebbe stata legata, con una corda; un bavaglio sulla bocca per impedirle di gridare. Sarebbe stata – dove? – nel capanno di un cacciatore, forse. Lui avrebbe aperto la porta con una spinta, e lei sarebbe stata lì.
L’unica cosa su cui aveva avuto ragione erano i Pine Barrens. Marcey? Sei salva adesso. Sono qui io.
Sono Matt McBride. Sono qui!
Gli occhi le si erano riempiti di lacrime di gratitudine.
Gli occhi le si erano riempiti di lacrime d’amore.
La ragazza scomparsa di Forked River aveva diciassette anni ed era all’ultimo anno del liceo quando era stata strappata alla vita che aveva conosciuto per essere aggredita sessualmente, torturata, e infine garrotata. E lasciata come spazzatura nella palude. Così avvenne che la ragazza scomparsa sarebbe stata per sempre una ragazza, mentre le sue compagne di scuola erano destinate a crescere. Il suo viso sorridente, il suo viso lentigginoso. Radiosamente attraente. «Innocente». Quel viso che sorrideva dai giornali, dai volantini, dai manifesti. Ogni volta che si accendeva la televisione.
Il crudele pensiero era venuto a Matt McBride, fissando il viso sorridente della ragazza prima che il suo corpo fosse ritrovato: Scommetto che adesso non sorridi.
Sarebbe stata trovata nuda. L’umiliazione finale.
I suoi vestiti in parte bruciati a pochi metri di distanza, sul terreno asciutto.
Immediatamente si sparse la voce che mancava qualcosa nel corpo della ragazza, asportato chirurgicamente.
La diceria era diffusa a Forked River, tuttavia nessuno sembrava sapere come stessero davvero le cose. Nessuno che Matt McBride conoscesse lo sapeva.
Svegliandosi non si sa quante volte sudato e agitato nel suo letto chiedendosi: L’ha fatto con un coltello? L’ha tolto con un coltello? E che cosa ne ha fatto, dopo?
Anche i ragazzi più volgari non ci scherzavano sopra, no davvero. Su quella parte di Marcey Mason che era sparita.
Le ragazze facevano finta di non aver sentito la diceria. Almeno, non in presenza dei ragazzi.
La ragazza scomparsa di Forked River. Matt McBride non pensava a lei da anni. Ne era sicuro.
Come raramente adesso pensava a Forked River, al suo passato. Alla sua infanzia, alla sua adolescenza. Adesso che la vecchia casa era stata venduta e suo padre era morto e sua madre e sua sorella si erano trasferite in Florida e i suoi fratelli si erano allontanati da lui. Non aveva mai conosciuto Marcey Mason. Non aveva mai parlato con lei. Aveva due anni più di Matt, una differenza che, nella scuola superiore, è quasi un’altra generazione. E che abisso fra una delle ragazze più popolari dell’ultimo anno, una cheerleader e primo soprano, e un quindicenne di seconda liceo, con le guance crivellate dall’acne e una voce fessa.
Nel giro di due anni Matt sarebbe diventato un bel ragazzo americano alto e magro, muscoloso, portato per gli sport, spavaldo e sicuro di sé, che una ragazza come Marcey Mason avrebbe potuto notare, ma naturalmente non c’era stato il tempo. Lui era troppo giovane.
Lei era morta troppo giovane.
E chiunque fosse il suo assassino, non era mai stato trovato.

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