A Joyful Sense, la ricerca della felicità nello spazio ufficio

Una grande installazione allestita all'interno di Workplace 3.0 al Salone del Mobile.Milano ridisegna il futuro possibile dell'ambiente lavorativo secondo quattro studi internazionali d'architettura

E' possibile rifondare la teoria della progettazione dell'ufficio e degli ambienti di lavoro mettendo al centro l'uomo con i suoi bisogni reali, le sue emozioni e le esperienze? Domanda in cerca di risposte possibili che sono l'obbiettivo A Joyful Sense at Work, l'installazione curata dall’architetto Cristiana Cutrona in occasione della biennale Workplace 3.0 che si tiene al Salone del Mobile.Milano dal 4 al 9 aprile nel polo espositivo di Fiera Milano.

Si parte dalla riflessione sul senso che avranno gli ambienti di lavoro del futuro, prima di passare a immaginarne la forma. E del termine lavoro (dal latino:labor, fatica) va recuperato il senso della radice labh: volgere il desiderio, lo scopo. Felice sarà l’individuo che realizza il suo scopo in un ambiente lavorativo nutriente e fecondo. Ecco la racide concettuale di A Joyful Sense at Work, il senso felice del lavoro, perché l’attività lavorativa e professionale del futuro deve “dare senso” a cose e relazioni, generare una nuova qualità di vita, produrre emozioni e felicità.

In un’area di circa 1.600metri quadrati, A Joyful Sense at Work mette in scena questa nuova concezione dell’ambiente ufficio creando una piazza virtualmente divisa in tre aree dei bisogni: l’area della Concentrazione, regione chiusa, spazio privato destinato al lavoro individuale; l’area della Condivisione, regione di sosta transitoria, spazio pubblico per la collaborazione, la socializzazione; l’area della Creatività, spazio dell’innovazione, dell’invenzione e dell’immaginazione. Tutte convergono in una grande piazza centrale, un Tessuto Poroso, spazio filtro, area intermedia tra pubblico e privato, luogo di opportunità e scambio, scenografia di un teatro dell’improvvisazione.

Quattro gli studi internazionali selezionati in base all’area geografica, chiamati a progettare “un’installazione nell’installazione” per dar forma non solo alla propria visione dell’ufficio del futuro, ma anche alle peculiarità culturali dell’area di provenienza, indagando sul rapporto tra identità culturali e globalizzazione in relazione a felicità e qualità della vita nell’ambito del design dell’ambiente ufficio. I progetti sono dello Studio O+A di Primo Orpilla e Verda Alexander (Stati Uniti), dell’Ahmadi Studio di Arash Ahmadi (Iran), dell’UNStudio di Ben van Berkel e di Scape di Jeff Povlo (Olanda) e dello Studio 5+1AA di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo (Italia).

The Water Cooler sintetizza il concept immaginato da Primo Orpilla e Verda Alexander dello Studio O+A: l’acqua come perfetta metafora dell’ambiente-lavoro del futuro: l’acqua, come il pensiero, assume la forma del contenitore. Lo spazio è definito in aree differenti a seconda delle esigenze e delle azioni delle persone: una caverna di ghiaccio dove entrare con l’intento di sopravvivere, dove ogni azione postura – l’accovacciarsi, lo sdraiarsi, lo stare in piedi, il muoversi – permette alla creatività del lavoratore di fluire, come l’acqua.

L’Ahmadi Studio immagina un ambiente lavorativo adattivo, in continua evoluzione, capace di unire la sfera personale e quella sociale per rispondere alle contrapposte esigenze dell’uomo. Il titolo del progetto, Ham-Dasti, parola iraniana che indica "complicità", sottolinea i presupposti alla base del workplace del futuro in cui dinamismo, condivisione, appartenenza e confidenza creano un ambiente in cui tutti possono sentirsi a proprio agio. Arash Ahmadi si ispira a due spazi-icona della cultura iraniana: il giardino persiano, luogo intimo e privato, e il bazar, luogo di scambio e confronto, che rispecchia la dinamicità e varietà del lavoro e della società contemporanea.

Ben van Berkel di UNStudio e Jeff Povlo dello studio Scape riflettono invece sullo stress lavorativo a cui è sottoposto l’uomo contemporaneo. Reset – Responsive Emotional Transformation è uno spazio immersivo e modulare che mette in scena, in modo interattivo, due delle sei modalità di riduzione dello stress scientificamente provate: l’intimità, che ispira calma, e la terapia del suono. Il concept si basa sull’uso della tecnologia applicata all’uomo ma percepita dall’ambiente che permetterà alle persone di gestire al meglio situazioni emotive difficili e allo spazio di mutare in base al livello di stress di chi vi lavora. L'utente misura attraverso dei sensori il proprio stato psicofisico per individuare la miglior soluzione antistress.

Chronotopic System è l'area proposta dallo Studio 5+1AA di Alfonso Femia e Gianluca Peluff: un ambiente che si modifica in relazione allo spazio e al tempo. Le combinazioni sono quasi infinite, da comporre e ricomporre secondo le volontà, le esigenze di chi vi abita. Due gli elementi chiave: una meeting room trasparente dalla forma circolare a rappresentare l’origine, il punto fermo, spazio raccolto ma capace di entrare in relazione con le relazioni visive tra interno ed esterno che richiama il patio della casa mediterranea.
Il secondo elemento, la cellula video call, è parte integrante del “cubo magico”, elemento dinamico che cambia forma per rispondere alle singole esigenze di ogni specifico momento. Con l’interno rivestito di cartone ondulato con potere fonoassorbente, garantisce elevate performance acustiche e introduce un dialogo con la materia e la luce. Due lati del box si possono aprire facendolo diventare ora intimo, ora collettivo; alla “cellula video call” sono incernierati due elementi meccanici, che con opportune rotazioni possono offrire piani di lavoro a differenti altezze.