Juan Bautista e Jacinto de Los Angeles

Si tratta di due indios zapotechi messicani, morti nel 1700. Erano due fiscales battezzati, entrambi sui quarant'anni e sposati. Juan Bautista aveva una figlia, Jacinto ne aveva due. Erano catechisti e il loro ruolo di fiscales ne faceva, nella zona di Oaxaca in cui vivevano, gli intermediari tra i missionari domenicani e la popolazione indigena. In pratica, dovevano riferire ai padri ogni ritorno al paganesimo precedente (che, da quelle parti, implicava i sacrifici umani). I due seppero che di notte gli abitanti del villaggio di San Francisco Cajonos si riunivano per riti idolatrici. Avvisarono i padri e questi mandarono i soldati. La riunione venne sciolta. Ma la vendetta non tardò. I due fiscales, che avevano ricevuto minacce, si rifugiarono nel convento dei domenicani. Non servì perché il convento venne attaccato dagli indios, che sfondarono le porte e incendiarono la chiesa. I due fiscales vennero portati via da indios mascherati, e frustati perché tornassero al culto pagano. Li tennero rinchiusi tutta la notte e al mattino li condussero sui monti. I due vennero uccisi a colpi di bastone e coltello. Secondo l'antico rituale azteco, i loro petti furono squarciati e ne fu estratto il cuore. I cuori vennero gettati ai cani (ma le bestie, prodigiosamente, non vollero toccarli) e i corpi gettati in una fossa. In seguito furono trovati e portati nella chiesa di Villa Alta. I cristiani presero a chiamare il luogo della fossa "Fiscal-Santos" e a venerare i due uccisi come martiri. Dal 1889 le loro spoglie riposano nella cattedrale di Oaxaca.