Juan Gonga Martínez

Aveva solo ventiquattro anni, questo spagnolo, essendo nato nel 1912 a Carcagente, nell’arcidiocesi di Valencia. Avrebbe voluto farsi sacerdote ed era effettivamente iscritto al seminario quando intervenne una lunga malattia a interrompere il progetto. Il male lo lasciò cagionevole di salute e chi di dovere lo sconsigliò dal continuare con la carriera ecclesiastica. Juan allora si indirizzò agli studi ragionieristici e conseguì il diploma corrispondente. Poiché era bravo e preciso, trovò subito lavoro come ragioniere nella sua città. Del suo antico disegno esistenziale rimaneva in lui la spiccata propensione alle cose di chiesa: catechismo, apostolato tra i giovani, attività nell'Azione Cattolica. Il suo darsi da fare nelle opere di carità e i suoi modi gli guadagnarono il soprannome di «el santo». In verità era solo un giovane molto devoto e fervente. Tuttavia, quel soprannome finì col fare il giro della zona e se ne ricordarono i miliziani quando, nel 1936, scoppiò la guerra civile. Lo attesero all’uscita della messa e lo arrestarono. Juan fu tenuto in cella per qualche tempo, poi rilasciato. Per sicurezza, dal momento che la situazione peggiorava di giorno in giorno, scappò in un'altra città e si tenne praticamente nascosto, lontano dai guai. Ma era giovane e la nostalgia dei suoi familiari finì col prendergli la mano. Tornò, dunque, di soppiatto a Carcagente e sperò di farla franca. Non fu fortunato. Lo riconobbero e lo acciuffarono. Questa volta non ci furono sconti: dopo qualche giorno di cella, lo portarono in località Simat de Valldigna e lo fucilarono.