Juan Perpiña Nácher e Juan Bautista Ferreres Boluda

Ecco altri due spagnoli ammazzati nel 1936 solo perché cattolici. Il primo, Juan Perpiña Nácher, aveva solo venticinque anni. Era nato a Sueca, in diocesi di Valencia, ed aveva prestato servizio militare in Marina come telegrafista su una nave. Finita la ferma si era laureato in giurisprudenza ed era diventato avvocato. Da segretario del sindacato della Polizia Rurale si era distinto nel patrocinio gratuito per i poveri. Faceva parte dell’Azione Cattolica ed era iscritto a una confraternita che praticava l’adorazione notturna. Era noto anche come giornalista e nel 1935 si era sposato con Francisca Bosch Piera. Solo un anno era durato il suo matrimonio perché il 3 settembre 1936 i repubblicani lo avevano sbattuto in galera. Ma era un cattolico «leader naturale» perché lo lasciassero vivere. Lo tennero quattro mesi in cella, poi lo fucilarono in località Picadero de Paterna, luogo solitamente adibito alle esecuzioni di «papisti». Juan Bautista Ferreres Boluda era invece un prete di settantasette anni, un gesuita per la precisione. Era anche uno studioso di spicco, che aveva lavorato alla redazione del codice di diritto canonico a Roma insieme al cardinale segretario di stato Gasparri. Il primo atto della Repubblica nel 1931 era stato di sciogliere i gesuiti. Il p. Boluda si dette alla clandestinità e si nascose al suo paese, Ollería. Ma lo scovarono e lo portarono in carcere a San Miguel de los Reyes. Tutte le sue opere vennero date alle fiamme in sua presenza. Era vecchio e malandato ma gliene diedero tante da portarlo alla morte.