Julian, il «piccolo» di casa Marley che rinnova il reggae

Il fratello trentenne di Ziggy, diversi album e un disco di platino all’attivo, in concerto domani a Brescia, dove porterà anche alcune canzoni del padre

Roberto Zadik

La leggenda continua con il concerto di Julian Marley.
Accadrà domani sera, quando a partire dalle 22, uno dei figli dell’intramontabile Bob Marley salirà sul palco centrale del Festival di Radio Onda d’Urto incantando il pubblico bresciano con la magia e l’intensità del reggae. Nostalgia e novità andranno di pari passo con il concerto dell’artista londinese 30enne che, pur portando sulle spalle un cognome tanto importante, ha saputo reinventare un genere, diffusosi su scala mondiale tra gli anni Settanta e il decennio successivo, grazie al talento paterno. Una capacità di comporre canzoni e di trasmetterle sulla scena tramandata geneticamente di padre in figlio per questo giovane «figlio d’arte» che nella performance alternerà veri e propri inni generazionali come No Woman No Cry, Jammin’ e Redemption song, interpretate dal padre tra il 1977 e il 1981 a canzoni di grande impatto come One way Train e Harder Dayz appartenenti a un repertorio coinvolgente e raffinato. Quindici anni di musica e di grandi successi per Julian Marley che, fin da quando era piccolo, iniziò a imbracciare l’inseparabile chitarra «seguendo un’ispirazione che viene dall’alto».
Una forte vena mistica e alti ideali di giustizia e parità sociale saranno i temi principali delle canzoni di un ex bambino prodigio che non ha mai smesso di scrivere e interpretare melodie di ogni genere, spaziando dal jazz all’hip hop e suonando gli strumenti più disparati, tra cui il basso e le tastiere, in una continua evoluzione artistica e spirituale. Qualità che il più piccolo dei fratelli Marley mostrerà anche domani sera eseguendo con il consueto carisma le canzoni contenute nel cd d’esordio Lions in the morning accolto con entusiasmo da pubblico e critica nel 1996 e in Chant down Baylon divenuto Disco di Platino nel 1999.
Tanti album e una lunga serie di band per un artista tanto prolifico quanto irrequieto che nella sua carriera ha continuato a passare da una formazione all’altra. Tra i vari gruppi dei quali Marley è sempre stato la principale fonte d’ispirazione: gli Shepherds, complesso con il quale cominciò a esibirsi a soli 13 anni negli anni Novanta per poi passare al Ghetto Youth International, complesso fondato da Marley assieme ai suoi fratelli Stephen, Damian e Ziggy Marley. Accanto a questo Julian, ha, duettato con veri e propri «mostri sacri» del reggae. Grandi nomi come Aston «Family man» Barrett, Earl «Wire» Lindo e Tyrone Downie che rafforzarono la vocazione musicale di Julian. E con grande tenacia Marley in questi anni ha suonato in estenuanti tournée ipnotizzando le platee con un magnetismo e una presenza scenica fuori dal comune. Ribelle, idealista e spirituale come suo padre, Julian, ha ancora tanta voglia di sperimentare e di creare. A questo proposito l’artista ha dichiarato che «La musica si crea ascoltandola e amandola». Marley ha poi continuato: «Se ami la musica, di qualsiasi tipo essa sia essa arriva semplicemente filtrando attraverso di te».