Juliette Binoche ora «recita» danzando

L’attrice e il ballerino. Incontro-scontro tra personalità magnetiche a passo di danza , oppure sognante dialogo corporeo tra artisti di matrice diversa? Juliette Binoche e il coreografo Akram Khan in scena si liberano dall’ingessatura del bagaglio professionale, provando a far emergere l’io inconsapevole altrimenti inaccessibile. Parole che, da sole, non bastano a rendere il senso di questo «duello» molto atteso dal pubblico. Sta di fatto che il cartellone del Roma Europa Festival piazza a caratteri cubitali il titolo del suo spettacolo-evento, In-I, che ha per protagonista l’attrice francese, premio Oscar per Il paziente inglese, versione dancer accanto Akram Khan, il coreografo inglese originario del Bangladesh, celebre per aver fuso la danza classica di matrice occidentale a quella stilizzata dell’Idia del Nord: il kathak.
Da oggi a sabato la Binoche e Khan terranno la scena del teatro Olimpico con una coreografia di notevole impatto emotivo che, al di là della tecnica dura e pura, va oltre l’abbattimento della «quarta parete». Un risultato ottenuto grazie all’uso di un linguaggio corporeo istintivo, veicolato da suggestioni naturali il cui fine ultimo è il «viaggio» dei due artisti. Un’esperienza macinata oltre la soglia visibile della quinta, zigzagando tra musica e movimento, coagulando il respiro di quel confronto con l’inesplorato che per gli artisti assume un significato preciso. Specie per la Binoche, attrice strafamosa e volto amatissimo da registi come Kieslowsky e Minghella, che a quarant’anni suonati ha deciso di prendere una pausa dal set per «sperimentare» se stessa in palcoscenico, come ballerina. E dopo aver gettato sudore sul parquet della sala prove, per addomesticare il gesto e affinare le «basi», si è lanciata anima e muscoli in questo inedito passo-a-due con Kahn.
Lui, che ha fatto della doppia radice culturale la sua cifra stilistica, ha creato per lei - come aveva già fatto in passato per Sidi Larbi Cherkaoui in Zero Degrees e per Silvie Guyllem in Sacred Monster - una storia punteggiata di suggestioni e libertà. Un racconto gonfio di emozioni forti (amore, tradimento, passione, confronto, accettazione e riconoscimento dell’altro diverso da sé) che le due étoile, sulla scena ideata da Anish Kapoor e le musiche di Philip Sheppard, narrano dialogando in modo serrato, come una coppia qualunque, facendo gridare o sussurrare il corpo tramite movimenti istintivi. Frutto di un profondo lavoro di ricerca e introspezione d’artista che merita attenzione. E applausi.