Julio Cesar: «So come fermare i guizzi di Kakà»

«Il ct guarderà il match. Ma per la nazionale non cambierà nulla, anche se dovessi parare tre rigori»

Riccardo Signori

Julio Cesar è un burlone, ma la prima cosa che dice è terribilmente seria. «Non vedo l’ora di cominciare questo derby. È il primo e vorrei che fosse il primo che l’Inter torna a vincere dopo tre anni e mezzo (ultimo successo nel marzo 2002, ndr)».
Ha proprio studiato la storia nerazzurra, pagina per pagina...
«La verità è che il derby è una partita troppo bella. A Milano mi sono trovato benissimo. Con tutti: compagni, tifosi. Penso solo a giocare. Grazie a Dio è andato tutto bene, proprio come pensavo. Meglio continuare».
Bene, nonostante le solite turbolenze intorno all’Inter?
«Ne sento parlare da quando sono arrivato, forse perché l’Inter non vince lo scudetto da tempo».
I tifosi di Milano fanno pari con quelli di Rio?
«Mi hanno colpito, sono molto appassionati e passionali. Sono rimasto stupito, arrivato ad Appiano dopo il ritiro: erano almeno mille-duemila. Qui mi sembrano perfino più appassionati che in Brasile».
Quei mesi a Verona l’avranno preparata?
«Uffa, tutti mi chiedono di cosa facevo a Verona. Stavo in casa. L’esperienza è servita soprattutto per imparare l’italiano, per capire in quale calcio mi trovavo. E adesso sto imparando ancora. Ma non è molto diverso dal Brasile dove giocavo nella squadra più grande e ho dovuto lottare».
Com’erano i derby di Rio?
«C’erano Flamengo-Fluminense e Flamengo-Vasco. Il Fla-Flu era il primo derby, soprattutto quando giocava Zico, il più bello. Invece nel Vasco c’era un presidente antiflamenghista sempre col dito contro tutti».
A Milano c’è molta pressione...
«Mi piace, per giocare nell’Inter devi esserci abituato».
La parata più difficile, finora?
«Quel rasoterra parato a Messina, su D’Agostino. Poteva essere il pari».
Ogni tanto le piace il dribbling, roba da brividi...
«Lo faccio solo quando ho fiducia. Ci vado in sicurezza».
Mancini non si è mai lamentato?
«Mancini no. Ma a Udine ho rischiato molto quando Wome mi ha dato indietro una palla. Sono scivolato e Veron ha cominciato a gridarmi: Julio calcia, calcia, devi calciare! Adesso, prima di ogni partita, mi parla sempre e magari mi dice: sta attento, il campo è brutto, calcia la palla».
Meglio evitare brutte figure davanti a Dida. Siete amici?
«Ora più di prima. Lo conoscevo, il suo successo non mi ha sorpreso. Sono felice per lui perché ha aperto tante porte agli altri portieri brasiliani».
Vero, è sorprendente vedere tanti portieri del Brasile...
«Questa dei portieri brasiliani che valgono poco, è una storia che sento da quando ho cominciato a giocare. Non capisco perché in Europa abbiate opinione così scarsa su di noi. Invece è vero che i numero uno brasiliani hanno sempre avuto poche opportunità di giocare all’estero».
Cosa cambia dal Brasile all’Italia?
«Ho trovato molta più professionalità e mi sono adeguato. A Rio lo stipendio non correva sempre così puntuale. Qui sì. Magari me la prendevo comoda e tardavo all’allenamento. Qui arrivo prima e finisco dopo».
L’ex ct Scolari era sicuro della sua bella figura all’Inter...
«Bravo lui. E allora perché mi ha scartato dai mondiali in Giappone? Una grande delusione».
Con Dida sarà derby per il mondiale?
«Lo rispetto come portiere e come persona. Oggi tocca a lui e io sarò felice di essere il suo secondo. Lavorerò sempre per essere pronto. Ma nel futuro cercherò di essere io il n. 1».
Il ct Parreira vedrà il derby?
«Certo, ma la nostra storia non cambierà anche se parassi tre rigori e Dida combinasse chissà cosa».
Intanto lei dovrà vedersela con Kakà e la sua vena...
«Lo conosco bene. Ed è un vantaggio. Posso prevederlo, il calcio è una cosa di momenti».
Quanto conterà questa partita per il vostro futuro?
«Se vinceremo, sarà importante aver sorpassato il Milan per continuare a pensare allo scudetto».
Crede ancora al titolo?
«Sì, se perderemo, sarà perché la Juve è davvero più forte».