Juncker: «Italia, Belgio e Spagna non rischiano la fine della Grecia»

La Grecia deve rassegnarsi all’intervento estero, specie per quel che riguarda le privatizzazioni che il governo di Atene sarà costretto a varare per pagare il debito: lo ha dichiarato il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, per poi sottolineare che «non v’è rischio» che Italia, Spagna e Belgio facciano la fine della Grecia. La rassicurazione arriva tramite un’intervista al settimanale tedesco Focus dopo il via libera dei ministri delle Finanze della zona euro alla quinta tranche di aiuti ad Atene per un ammontare di 12 miliardi. «Atene - ha aggiunto Junker - si e detta pronta ad accogliere squadre di esperti dall’Eurozona. Il risultato sarà che la sua sovranità sarà grandemente limitata. Ad esempio, per far fronte alle prossime privatizzazioni sarà costretta ad adottare un sistema basato sul modello della Treuhand tedesca, quello cioè che negli anni Novanta gestì la privatizzazione delle industrie dell’ex Ddr».
Juncker ha poi invitato Atene ad applicare rapidamente le misure approvate in settimana dal Parlamento greco, che prevedono 28,4 miliardi di euro di tagli alla spesa e privatizzazioni per un ammontare stimato di 50 miliardi, misure che secondo il presidente dell’Eurogruppo «risolveranno la questione greca». Nonostante l’ottimismo mostrato, Juncker solo pochi giorni fa aveva richiamato i Paesi ad alto debito ai rischi di contagio, l’Eurogruppo da lui presieduto non molla la presa. Già il prossimo 11 luglio si riunirà nuovamente (il 12 è previsto l’Ecofin) per cominciare a porre le basi per quello che è stato definito il «secondo piano di salvataggio».
L’organismo ha stabilito che la decisione sui nuovi aiuti sarà presa entro metà settembre e che le modalità precise e l’entità del coinvolgimento del settore privato e il finanziamento aggiuntivo alla Grecia «saranno determinate nelle prossime settimane». Atene dovrebbe ricevere fino a 85 miliardi di euro di nuovi finanziamenti che, aggiunti al prestito dello scorso anno, totalizzeranno una cifra compresa tra 190 e 195 miliardi (il suo debito ammonta a 350 miliardi). Al nuovo fondo, secondo quanto spiegato dal funzionario del ministero delle Finanze austriaco, Thomas Wieser, dovrebbero contribuire i creditori privati, mentre il Fondo Monetario dovrebbe fornire il 30% del totale.
Sul fronte ellenico il ministro delle finanze Evangelos Venizelos ha detto in un comunicato che il Paese è riuscito a ottenere i soldi del prestito di salvataggio perché il suo partito, quello socialista, è stato capace di far passare le misure di austerità in Parlamento. «Adesso è di cruciale importanza - ha aggiunto il ministro - attuare le decisioni del Parlamento in modo rapido ed efficace per poter gradualmente uscire dalla crisi a tutto vantaggio dell’economia greca e dei suoi cittadini». La situazione resta comunque molto pesante e sono parecchi gli osservatori che ritengono le misure varate dall’Europa un paliativo per evitare un default che alla fine potrebbe diventare inevitabile.