June Allyson, la moglie perfetta che al cinema seduceva l’America

Maurizio Cabona

Rare le donne americane rappresentate sullo schermo che un uomo di buon senso avrebbe voluto sposare. Eleanor Geisman, alias June Allyson, morta ieri a Ojai, presso Los Angeles, all'età di ottantotto anni, per lo spettatore di mezzo secolo fa è stata una di queste angeliche creature. Con un solo divorzio su tre matrimoni, la sua vita privata avrebbe confermato l'identità fra persona e personaggio.
Certo, l'unione con l'attore e regista Dick Powell era stata turbata da Dean Martin; ma ci volle la morte di lui, non un capriccio di lei, per dividere Powell dalla Allyson. E l'aver poi lei sposato - per sette mesi soltanto - Glenn Maxwell, il barbiere del marito, sembrò un modo di aggrapparsi al ricordo di Dick. La terza unione della Allyson si sarebbe rivelata definitiva: così oggi c'è un terzo marito, David Ashrow, a piangere quest'attrice più significativa che brava. Ma di attrici brave il cinema americano ha sempre abbondato; non di attrici che, come la Allyson, si ricordino, al di là dei loro film, come un'icona americana.
Col suo vasto sorriso - senza malizia, almeno sullo schermo - la Allyson era riuscita a far dimenticare le origini di ballerina e quanto avesse sofferto per diventarlo, dopo un incidente con la bicicletta. Quando ancora lei sapeva interpretare solo se stessa, dopo un paio di piccoli ruoli l'esordio nel 1943 in Girl Crazy di Norman Taurog accanto a Mickey Rooney, era stata messa a danzare sulla scena in Due ragazze e un marinaio di Richard Thorpe, accanto a Van Johnson. L'anno dopo la Allyson avrebbe sposato Powell, che l'avrebbe diretta solo in Autostop, accanto a Jack Lemmon.
Almeno sullo schermo, il partner per eccellenza della Allyson è stato James Stewart fin dal Ritorno del campione di Sam Wood, dove, nella finzione, era Stewart a perdere l'uso delle gambe. Nel 1954 in cui la Allyson interpretava il suo film migliore, La sete del potere di Robert Wise accanto a William Holden, era ancora Stewart, sempre nella finzione, a perdere addirittura la vita nella Storia di Glenn Miller di Anthony Mann. Terzo film con Stewart sarà Aquile nell'infinito, ancora di Mann, opera di propaganda per l'aviazione degli Stati Uniti in uno dei momenti caldi della Guerra fredda. Dello stesso clima politico era stato frutto anche Essi vivranno di Richard Brooks (1953), dove lo sfondo era la guerra di Corea e il partner Humphrey Bogart. Di tutt'altro genere era stato il rifacimento di Piccole donne di Mervyn Le Roy (1949), dove la Allyson aveva il ruolo che sedici anni prima era stato di Katharine Hepburn; fra i comprimari c'era Rossano Brazzi, che faceva il tedesco; la Allyson avrebbe poi avuto accanto Brazzi anche in Interludio di Douglas Sirk, alias Detlef Sierck e come tale regista per Hitler di un classico come Habanera; in questa vicenda pianistica, ambientata a Monaco secondo i canoni ideati dalla Hollywood della guerra fredda, recitava anche un'altra reduce del cinema nazista: Marianne Cook, alias Marianne Koch; a occhi americani, del resto, anche Brazzi era stato una star del Reich, avendo interpretato Damals.
Con queste date sembra di evocare un'epoca remotissima per il cinema che è stato della Allyson e per i suoi dintorni. Ma, se si guarda bene, si nota che nel 1956 la Allyson interpretava Sesso debole? di David Miller accanto a un giovanotto biondo, quel Leslie Nielsen che, incanutito, avrebbe avuto una più brillante carriera in un'epoca abbastanza recente da apparire ancora perfino sulla giovanilistica tv Italia 1 con L'aereo più pazzo del mondo o con Una pallottola spuntata. Ma con le donne il tempo, al cinema, non è galantuomo: l'ultima volta che il nome di June Allyson è apparso in un cast è stato il 1994, ma solo in un film di montaggio - un collage di vecchi film, insomma - come That's Entertainment III...