Juno, parla Diablo Cody "Così è nato il film delle polemiche"

Intervista all’autrice, un’ex spogliarellista, che racconta l’adozione finalizzata, voluta da una madre adolescente

Los Angeles - Preceduto da polemiche, strumentalizzazioni, e da un successo al botteghino insuperato - è il film indipendente di maggior successo della storia, con oltre 100 milioni di dollari di incasso - esce domani in Italia Juno, la commedia che è stata il fenomeno della stagione cinematografica americana. Juno, interpretato da Ellen Page, diretto da Jason Reitman, e scritto dall’esordiente Diablo Cody, ex spogliarellista che alla prima sceneggiatura è riuscita a vincere un Oscar, è la storia di una ragazzina sedicenne anticonformista che quando si ritrova incinta prima pensa all’aborto, e poi, durante una visita a un consultorio, decide di portare a termine la gravidanza indesiderata e di dare il bambino in adozione aperta, cioè scegliendo personalmente i futuri genitori. Un film molto realistico per il panorama hollywoodiano, con personaggi freschi basati in gran parte sulle esperienze adolescenziali dell’autrice, una giovane donna dalla storia e dal look anticonvenzionale.

In abitino nero vintage, ballerine leopardate, caschetto nero, donnine sexy tatuate sul braccio e sulla coscia diafana, Diablo fa pensare a una pin-up degli anni ’50 in versione educanda.
«Tutti mi chiedono se Juno sono io. Ho basato il suo personaggio su di me perché anch’io ero appassionata di cultura popolare, con la battuta facile, un look diverso, ed ero un po’ il buffone del gruppo. Fortunatamente non mi sono mai trovata nella condizione di Juno, ma conosco ragazze che hanno vissuto la sua parabola. Non è una novità che i ragazzini fanno sesso. Negli Stati Uniti si predica l’astinenza invece di parlare di educazione sessuale, e così abbiamo un tasso altissimo di genitori minorenni che non vogliono e non sanno essere genitori. Il problema è minore in paesi dove c’è più educazione, ma questo è il retaggio della cultura puritana americana».

Parlando di sesso, come si è ritrovata una ragazza middle class e laureata come lei a fare la spogliarellista?
«Mi ero trasferita da Chicago a Minneapolis, nel Minnesota, per vivere col mio ragazzo, ora ex marito, che avevo conosciuto via internet. Lavoravo in un’agenzia pubblicitaria, ma mi annoiavo da morire. Un giorno mi sono iscritta a un concorso di spogliarello amatoriale, e, una cosa tira l’altra, mi sono ritrovata a lavorare per un anno come stripper e come operatrice di telefonia erotica».

È lì che Brooke Busey si è trasformata in Diablo Cody?
«No, mi esibivo sotto altri nomi. Diablo Cody è un nomignolo che mi sono inventata per il mio blog. Visto che scrivevo cose provocatorie non volevo che qualche pazzoide conoscesse il mio vero nome e venisse a cercarmi a casa».

E invece il blog le ha cambiato la vita.
«Sì, perché un bel giorno mi chiamò Mason Novick, uno dei produttori del film, dicendo che era da sei mesi che leggeva le mie elucubrazioni e che le trovava molto divertenti. Mi chiese se per caso non scrivevo anche sceneggiature. Gli dissi che ci avevo pensato ma che non l’avevo mai fatto, ma che avevo scritto un libro ispirato alle mie esperienze nel mondo del sesso, Candy Girl. Lui lo lesse, lo mandò a un agente che mi trovò un editore, e mi propose di scrivere una sceneggiatura. Accettai e decisi di cercare una storia originale, che non avevo mai visto al cinema: così ho pensato all’adozione aperta. Sono partita con l’immagine di questa ragazzina che fa praticamente un provino agli aspiranti genitori del bambino che ha in grembo, e da lì ho scritto il copione da un punto di vista istintivo, parlando come la gente parla davvero, anche perché non avevo mai seguito un corso di sceneggiatura. L’ho finito in pochi mesi e sono stata fortunata perché Juno fu comperato e portato sullo schermo senza cambiamenti. Un miracolo».

Internet le ha portato fortuna.
«Sì, ho trovato il mio ex marito su internet e sono stata scoperta su internet. Non sarei qui se non fosse per il miracolo dei blog, che permette alla gente di scrivere anche senza editore. Adesso però voglio staccarmi dal web perché sono dipendente, spreco troppo tempo online mentre dovrei scrivere, e credo che la mia produttività ne abbia sofferto».

Pensa che avrebbe avuto lo stesso successo se avesse avuto un background diverso?
«No, forse non sarei nemmeno diventata una scrittrice se non avessi fatto la stripper. Mi è sempre piaciuto scrivere, ma non ho mai pensato potesse diventare una carriera, dalle mie parti nessuno vive di scrittura. E sicuramente non avrei avuto lo stesso successo. Per farti notare in questo business devi lanciare un razzo nel cielo, e il mio ex lavoro è stato il razzo. Il sesso vende».

Com’è cambiata la sua vita?
«Mi sono trasferita a Los Angeles e non sono più cinica, perché ho sperimentato che i sogni possono avverarsi. Oddio, che melassa! Jason Reitman sta producendo il mio prossimo film Jennifer's Body, un horror con una ragazza serial killer protagonista, che uccide solo maschi. E ho scritto il pilota di una nuova serie tv per Steven Spielberg, The United States of Tara, la storia di una donna con personalità multiple. Che volere di più? Forse mi devo cercare un altro marito su internet... ».

Al tempo dell’intervista il suo unico cruccio, squisitamente femminile, era quello di non aver potuto partecipare ai Golden Globe, cancellati a causa dello sciopero degli sceneggiatori.
«Mi sarei messa qualcosa di un po’ fuori di testa, perché adesso a questi premi tutti si assomigliano, con vestiti da sera di buon gusto, una vera tristezza. Prima era più divertente, la gente era più avventurosa, come quando Cher è andata agli Oscar con quell’incredibile copricapo di piume. Agli Oscar cercherò di fare qualcosa di interessante». Promessa mantenuta: Diablo ha vinto l’Oscar in una specie di tendone leopardato, orecchini a forma di teschio, e invece di soliti sandali altissimi da gran sera, ballerine dorate. Non per spirito di contraddizione però, ma perché Diablo si è rotta un piede facendo spogliarello e non può più portare i tacchi a spillo...