Jurassic Park

Diventa difficile scrivere ancora su Napoli e sulle sue rovine. Non perché sia già stato detto tutto, ma perché in quella splendida città c’è una classe dirigente che da anni fa finta di non vedere e di non sentire. E quindi non parla. Non basta raccontare i fatti di cronaca, gli agguati camorristici ormai quotidiani, le montagne di rifuti che ammorbano l’aria, la decadenza del sistema sanitario annegato, ormai, nel mare delle inefficienze e dei debiti crescenti, la trincea dei preti di periferia sempre più solitari. Non basta raccontare del miserabile urbanesimo della città, il suo degrado sociale e morale, la violenza in agguato dietro ogni angolo di strada, la sua fame di lavoro. Non basta dire e raccontare, insomma, l’agonia di questa città se non si ha poi il coraggio di indicare con forza la responsabilità della guida politica di Antonio Bassolino.
Questo funzionario del vecchio Pci da tredici anni ha nelle sue mani l’intero potere a Napoli. È stato dal 1993 sindaco e contestualmente ministro del Lavoro, da sei anni è presidente della Regione, avendo messo a sindaco la sua protetta Iervolino, è stato per anni commissario straordinario con poteri di fatto assoluti nel settore dello smaltimento dei rifiuti ed è stato circondato da una cortigianeria locale e nazionale che si dilettava a parlare di rinascimento napoletano, mentre la città moriva. Questo funzionario del vecchio Pci ha fatto pulizia etnica anche nella sinistra napoletana, e particolarmente nel suo vecchio partito, non lasciando crescere alcuna energia che non fosse cortigiana, e quindi mediocre. Ha messo il bavaglio a quasi tutti i parlamentari napoletani e, spiace dirlo, ha intimidito negli anni Novanta anche l’uomo politico più longevo di Napoli, l’attuale presidente della Repubblica, che nel 2000 si trasferì politicamente a Bruxelles. Potremmo continuare ancora, ma fino a quando la stampa nazionale non troverà il coraggio di inchiodare Bassolino alle sue gravi responsabilità nel degrado morale della città, ormai dominata dalla violenza e dalla camorra, Napoli non avrà speranza.
Siamo rimasti, ad esempio, sgomenti per un’intervista del direttore del maggiore giornale cittadino che ha chiesto l’arrivo dell’esercito, ma non ha trovato il coraggio di mettere sotto accusa le responsabilità politiche del sindaco e del presidente della Regione. E cosa dire di quell’inchiesta giudiziaria che, dopo mesi di indagini, ha contestato al dottor Giulio Facchi, ex subcommissario ai Rifiuti e braccio operativo di Bassolino nel settore, solo di aver fatto pagare con fondi pubblici un pranzo all’autogrill e due biglietti per l’aliscafo Capri-Napoli? La cosa si commenta da sola. Così come si commentano da soli i silenzi dei rettori delle università, dei presidi di facoltà, del presidente dell’Unione degli industriali, dei sindacati, degli ordini professionali, insomma di quella borghesia che negli anni è stata intimidita e che pure ebbe il coraggio di fare, nel lontano 1799, una rivoluzione antiborbonica rimettendoci la vita. Si è consolidato intorno a Bassolino un sistema clientelare corruttore della politica, fatto di centinaia di consigli di amministrazione in società regionali miste, di consulenze milionarie, di affidamenti a trattativa privata per centinaia di milioni di euro, di assunzioni di massa e di tutto quanto corrode la capacità di vita e di resistenza di una società già debole come quella napoletana.
È tempo che tutti i leader del centrosinistra ne prendano atto, rompendo il loro silenzio omertoso e mandando a casa gli autori di questa tragedia umanitaria. Solo così potrà nascere, forse, una nuova primavera napoletana.