Jurowski alla guida della Verdi

Capelli corvini e lunghi, occhi profondi e, a seconda dei periodi, barba folta. Ha una personalità esplosiva che in musica, nel suo caso, si traduce in un approccio istintivo alle composizioni che gli capitano fra le mani, sentite affini se di rango sinfonico, non sempre metabolizzate con naturalezza se hanno a che fare con il teatro d’opera. Compare nella rosa dei direttori dalle quote in ascesa, giovane sebbene non possa più giocare la carta del bay direttore (ha trentacinque anni). È Vladimir Jurowski, direttore d’orchestra di Mosca, dal 1990 a Berlino dove la famiglia riparava in piena epoca di frantumazione sovietica. Stasera (ore 20,30), domani (ore 19,30) e domenica (ore 16), Jurowski torna sul podio dell’orchestra Verdi, nell’auditorium in Largo Mahler. Torna alla testa di una compagine che lo accolse nel lontano 1996 in contemporanea con il Comunale di Bologna, dopo il debutto con Nabucco al Covent Garden di Londra e quindi all’inizio di una lunga scalata. Ora Jurowski è in vetta, è imminente la nomina a dodicesimo direttore della London Philharmonic Orchestra, è patron del Glyndebourne Festival Opera, insomma, è ben inserito nel giro che conta.
Corposo il programma che lo riporta a Milano: Preludio dal Parsifal di Wagner in apertura, Seid nüchtern und wachet di Schnittke e Così parlò Zarathustra di Strauss. Assieme all’Orchestra Verdi, il Coro della Radio di Praga diretto da Štepán Britvíke i solisti Marina Prudenskaja (mezzosoprano), Marco Lazzara (controtenore), Vsevolod Grivnov ( tenore), Maxim Mikhailov (basso).