Da Justice alla Nuova squadra Il telefilm si tinge di giallo e nero

Tendenza consolidata: soltanto in questa settimana trentatré serie (su 63) si occupano di crimini da risolvere. La scrittrice Laura Grimaldi: «È un genere che piace ma se ne sta abusando»

da Milano

Che cosa succede quando un poliziotto sposa una collega, uno sceriffo texano prende a calci i criminali e un investigatore della Repubblica di Salò salva la vita a Mussolini? Elementare: i telespettatori non li mollano più. Da Fabio Insinna e Christiane Filangeri, innamorati in Ho sposato uno sbirro, all'immarcescibile Chuck Norris di Walker Texas Ranger, al neo arrivato Commissario De Luca ispirato ai romanzi di Carlo Lucarelli, il pianeta Tv è invaso dai gialli. Il conto è presto fatto. Quando si scorrono i palinsesti delle tre reti Rai, di quelle Mediaset e dell'«alternativa» La7, salta agli occhi che, sugli oltre cinquanta telefilm e fiction in onda questa primavera, i due terzi sono noir, crime, detective story, legal thriller o police procedural, per dirla con gli americani. Gli ingredienti base sono sempre gli stessi: un crimine perpetrato e un colpevole da acciuffare. Dall'alba alla metà pomeriggio, dalla prima alla terza serata, il telespettatore ha solo l'imbarazzo della scelta tra le variazioni cromatiche del giallo, ritrovandolo in tribunale, in ospedale, in sagrestia o in riva al mare di Sicilia. Sky ha creato, con successo e da tempo, il canale Fox Crime per accogliere i pronipoti più o meno tecnologici degli appassionanti ma ormai impolverati Gialli Mondadori. E ora che gli investigatori sono il piatto forte di sceneggiatori e major, la Tv generalista si è adeguata. Propone classici americani come Kojak e Colombo (Rete 4), e i numerosi prodotti di ultima generazione: Csi, The Closer o il ritmato 24 (Italia 1 trasmette i nuovi episodi di tutti e tre), In Justice (Raitre, domani l'ultima puntata), Detective Monk e la seconda serie inedita di Bones (Rete 4) e gli psicologi dell'Fbi impegnati nel cupo Criminal Minds (Raidue).
Per chi prediligesse le produzioni europee, dove parola e mimica rimpiazzano effetti speciali e microscopi, ci sono serie inglesi come L'ispettore Barnaby (La 7); e le quasi teatrali fiction francesi, nello stile del Commissario Navarro (Rete 4). E, dopo l'ironico Commissario Rex, di cui si girano ora le nuove puntate (Raiuno), si fanno largo anche i teutonici Wolff, poliziotto a Berlino (Rete 4) e Squadra speciale Lipsia (Raidue), mentre gli italiani cercano di stare al passo con La nuova squadra (Raitre), concitata e realistica. In quest'elenco si potrebbero, e forse dovrebbero considerare anche le serie «contagiate»: ad esempio, come non ravvisare ingredienti da thriller nei casi clinici che sbroglia il Dottor House (Canale 5)? E nella solare e romantica Capri (Raiuno), non spuntano forse ricatti e segreti inconfessabili? Con simili premesse non pare un caso che la fiction nostrana più vista della stagione, con otto milioni e mezzo di telespettatori, sia stata Rebecca, la prima moglie, sempre su Raiuno: un remake del capolavoro del maestro Alfred Hitchcock. Il palinsesto è materia viva, come si dice, e i numeri cambiano di settimana in settimana. A inizio mese comunque c'erano 36 gialli su 54 telefilm e fiction, questa settimana ne vedremo 33 su 63. La proporzione rende la portata del fenomeno. Per di più, da un paio d'anni l'estate amplia l'offerta, come se il solleone aumentasse la voglia di brividini. Ritroveremo presto la Signora in giallo, che l'anno scorso a luglio, tra la sorpresa generale, superò negli ascolti La prova del cuoco, che rimpiazzava. Il successo dell'impicciona Jessica Fletcher costrinse le altre reti a rispolverare, all'ora dello spaghetto, sia il classico Moonlighting sia il cartone animato Detective Conan. «Che il nostro genere piaccia non è una novità, ma la tv ne sta abusando e finirà per rovinarlo», avverte però un'addetta ai lavori del calibro di Laura Grimaldi, la Signora omicidi per eccellenza, scrittrice decana dei giallisti: «Non ne posso più di vedere carabinieri o poliziotti americani su ogni canale, a tutte le ore. Mentre la letteratura noir aumenta di spessore, la Tv appiattisce e svilisce». Ai sociologi, il compito di interpretare lo status quo, e stabilire se gli italiani si identificano nelle trame complicate o se amano che giustizia sia fatta. O se invece vogliono solo godersi in poltrona un delitto che colpisce gli altri.