Juve ancora nel caos E intanto Deschamps pensa di andarsene

Ex dirigente vuota il sacco: «Nuovo corso? Sono sempre gli stessi» La società: «Fiducia negli attuali dirigenti». I dubbi dell’allenatore

da Torino

Non sono momenti facili. L’aria che si respira a Vinovo e nella sede di corso Galileo Ferraris è pesante più del pensabile. Passato un anno dallo scoppio di calciopoli, ieri «La Repubblica» ha pubblicato un’intervista a Maurizio Capobianco, già dirigente della società bianconera, che ha sparato su tutto e tutti. Tra i passi più significativi, con la premessa che ogni cosa sarebbe documentabile, quelli secondo cui «in almeno quattro casi, beni di ingente valore furono inviati a due direttori di gara. Giraudo sa a chi vennero consegnati diversi orologi preziosi. Beni facilmente monetizzabili venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela. I fatti risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi, nell'anno '95. Chi sono questi arbitri? Non ho intenzione di dirlo, al momento. I beni? 20-25 milioni di lire, per ogni gratificazione. Bergamo non so, Pairetto alla Juve era di casa».
E avanti così: con le curve finanziate direttamente dalla società, «Moggi e Giraudo che in Figc facevano quello che volevano» e la certezza che la nuova Juve non sia poi così nuova, avendo ancora a stipendio parecchie persone riconducibili alla Triade tra cui naturalmente Bettega. La procura di Torino è interessata alle affermazioni di Maurizio Capobianco. L’ambito è quello dell’inchiesta, condotta dai pm Bruno Tinti e Marco Gianoglio, sui bilanci della società bianconera.
La Juventus ha diffuso in giornata un comunicato stampa in cui precisa che «con il signor Capobianco è in corso un contenzioso (alcuni anni fa Capobianco aveva già testimoniato nel procedimento sulla somministrazione di farmaci ai giocatori juventini), e considerando le dichiarazioni strumentali, la società bianconera intende confrontarsi con lo stesso nelle sedi appropriate. Abbiamo inoltre la totale fiducia nei confronti della struttura organizzativa varata nel novembre scorso». Una struttura, si legge nella nota, che ha «tutti i requisiti per consentire una gestione corretta e professionale della società e per portare avanti il piano di sviluppo approvato dal Cda». Fatto sta che ieri John Elkann si è recato a Vinovo per stare vicino alla squadra e per parlare con Deschamps: peccato che il tecnico francese si sia poi presentato in conferenza stampa con un’aria vicina a quella tipica dei funerali. Oggi, prima della partita contro il Bologna, i tifosi hanno organizzato una manifestazione per invitare «alcuni dirigenti» a non mettere in discussione lo stesso Deschamps e a non vendere per alcun motivo al mondo Buffon all’Inter: c’è insomma la sensazione che all’interno della società non tutti remino nella stessa direzione e che a rimetterci possa essere la squadra. E Deschamps pare stufarsi settimana dopo settimana di un ambiente diventato incandescente: «La mia posizione non è cambiata di una virgola rispetto a qualche giorno fa: faccio l’allenatore e lavoro per il presente, altro non mi compete. I punti interrogativi, come hanno detto anche Del Piero e Nedved, ci sono e andranno cancellati il più velocemente possibile. Quando avremo le idee più chiare, valuteremo tante cose. Questo è un periodo particolare, ci siamo dovuti adattare a tante situazioni nuove e continueremo a farlo. Alla Juve si è esposti più che altrove, in più la società è cambiata tantissimo rispetto al passato».
E forse lui sta maturando l’idea che con questa gestione – o con parte di essa - il feeling non è più quello di qualche mese fa. Deschamps è sotto contratto fino a giugno 2008: ma a Monaco, quando si rese conto di far fatica a sopportare la situazione, prese cappello e se ne andò. Qualcuno è pronto a scommettere che la stessa scena si ripeterà a Torino.