La Juve cancella Calciopoli per una notte

Due a zero al Milan, è finita Calciopoli. Ma che bravi questi juventini rinati con la cura di Antonio Conte. E' un fiorire di elogi e di pronostici, la Juventus è da scudetto, la Juventus si è finalmente messa alle spalle la maledetta estate del Duemilasei. Strano: contro il Bologna e il Catania, si legga due pareggi, gli stessi che oggi sono entusiasti erano in verità scettici. In una settimana, come al solito, si cambia idea e si ribalta la sentenza. Prendete la Juventus che ha sconfitto, giocando una partita perfetta, il Milan che ha disputato, parole del suo allenatore, la peggior prestazione di questo avvio di stagione. Prendete questa Juventus, sostituite Bonucci e Barzagli con Cannavaro e Thuram, mettete Zambrotta al posto di Lichtsteiner e, ancora, Camoranesi per Krasic, ancora Nedved per Vidal, tralascio Ibrahimovic e Vieira, con Emerson. Capirete perché quella Juventus, ante Duemilasei, era irresistibile ed è stata smembrata, non soltanto dal tribunale, con immediati benefici per le concorrenti.
Dunque sarebbe opportuna la prudenza, dunque Conte e Buffon, che meglio di tutti conoscono l'ambiente e hanno studiato il passato, a differenza dei dirigenti attuali, scelgono il profilo basso, perché questa Juventus non ha campioni in ogni reparto ma molti reduci, questa Juventus ha la fortuna, si fa per dire, di non essere impegnata nei turni di coppa, questa Juventus deve giocare a ritmi altissimi per esprimersi al meglio, altrimenti è in deficit tecnico, questa Juventus è figlia del suo allenatore nel gioco e nella testa. Ma i ventitrè acquisti in un anno solare ribadiscono i limiti evidenti di uno staff dirigenziale che si è nascosto dietro i debiti della passata gestione (Blanc e Elkann hanno portato il bilancio a un rosso clamoroso) ma ne ha accentuato la dimensione che sfiora i cento milioni attuali. Il lavoro di Antonio Conte è duplice, tattico e psicologico. Venendo a mancare una voce autorevole e autoritaria del club, l'allenatore salentino svolge da punto di riferimento per la squadra, i tifosi e la stampa. Andrea Agnelli è un tifoso al quale il cugino ha messo in mano un giocattolo prezioso ma arrugginito, si è ritrovato spiazzato nella vicenda dell'inutile e controproducente esposto presentato all'Uefa sulla revoca dello scudetto all'Inter, decisione adottata dall'avvocato Briamonte, eccellente professionista ma legato a Grande Stevens e a John Elkann, cerca di tenere alta la bandiera di famiglia mentre la proprietà ha altri progetti.
La Juventus non ha sconfitto calciopoli, se non per una notte, ma se la porta appresso ogni giorno, è una specie di ferita che non si rimargina e che non può essere chiusa da una vittoria, anche se netta e meritata, voluta, studiata, sul Milan campione d'Italia, domenica alla memoria. Nella stessa giornata del successo bianconero, infatti, qualcuno ha insinuato il dubbio che l'arbitraggio sciagurato del modesto Rocchi, sabato sera in Inter-Napoli, sia il pedaggio che il club di Moratti, vittima e martire, debba pagare per le vicende del Duemilasei. Il presidente nerazzurro, dopo aver strillato, ha detto che tale ipotesi sarebbe "infantile". In passato aveva parlato di situazione kafkiana, cambiando l'aggettivo il pensiero resta immutato. Dunque nulla è finito e non finirà nemmeno con la sentenza prevista per la prima settimana di novembre. La storia è già stata scritta dai vincitori, onesti e puri, la cronaca offre qualche spunto ma a Torino, chi conosce veramente la Juventus, sa che non è il caso di correre anche se, sul carro bianconero, sono già in molti a voler salire. Lo sa benissimo Antonio Conte, insieme con Alessandro Del Piero, memoria dell'era bonipertiana e degli Agnelli, basterebbe dire: della Juventus. La rinuncia al capitano contro il Milan ha risposto a un disegno agonistico e tattico, Del Piero, infatti, non avrebbe potuto garantire quei ritmi così alti per i novanta minuti. Conte, di certo ha cambiato lo spirito del gruppo, ma occorrono uomini di prima scelta, come l'elenco iniziale, e non i "rincalzi" portati a casa da Calciopoli in poi. Ma dopo cinque anni, tre presidenti, sette allenatori, trecento milioni di spese, cento milioni di debiti, non è il caso di alzare la voce. Basta giocare da Juventus. Qualcuno se ne era dimenticato.