La Juve cerca un exploit Del Piero vuole un posto

nostro inviato a Brema
Nessuno in casa juventina lo nasconde: la Champions League è il traguardo più ambito della stagione. Lo dice chiaramente Buffon, all’esordio europeo dopo lo stop forzato per infortunio; lo dice anche Emerson, che invita però a non perdere di vista il campionato. Il feldherr Capello (un quotidiano di Brema lo definisce così, un generale) non lo dice, ma sicuramente lo pensa. Poco importa aver ammazzato la serie A con largo anticipo, da troppo tempo la bacheca bianconera non ospita il massimo trofeo d’Europa. Il 2006 ha consegnato una Juventus forse meno schiacciasassi dell’anno precedente (ma il successo sull’Inter è stato pesantissimo) e comunque incisiva. Il cammino europeo, fatta eccezione per lo scivolone con il Bayern, è stato quasi perfetto.
Insomma un’annata da incorniciare che stride con l’incertezza sul futuro in società (Giraudo, solo oggi in Germania, vicino al divorzio, Capello tentato dalle sirene madridiste e comunque legato a doppio filo – per sua stessa ammissione - alla triade). Brema rappresenta dunque un crocevia importante della stagione, da oggi non si può sbagliare. «Ma la Juve non giocherà certo per difendersi, non è nelle sue corde», precisa Capello.
Il Werder si presenta con un biglietto da visita notevole: una media realizzativa spaventosa in casa (49 reti in 17 incontri), dodici gol segnati nella prima fase europea (4 ad altri bianconeri, quelli dell’Udinese, in una partita rocambolesca), una coppia di attaccanti (Klose, al rientro dopo un infortunio, e Klasnic) che ha messo a segno il 50% delle reti tedesche. «Leggendo questi dati, sarebbe quasi inutile presentarsi», scherza Buffon. Il suo ricordo di Brema è da incubo: con il Parma il 9 marzo 2000 subì tre reti e ne evitò altrettante. Con lui c’erano anche Thuram e Cannavaro, in pratica i tre quinti dell’attuale difesa bianconera. «Un brutto ricordo, ma ora voglio pensare al presente – dice il portierone azzurro -. Sto bene, qualche parata ho cominciato a farla, anche se qualche golletto lo prendo sempre. Loro hanno un attacco straripante, bisognerà cercare di fermarli ai 20-25 metri, dove diventano pericolosi. Ma contrattaccandoli, possiamo metterli in difficoltà visto che dietro non sono molto accorti». Come testimoniamo i dodici gol incassati in Europa. «È una partita secca, l’ultima l’abbiamo giocata contro l’Inter e visto che è andata bene...». Guai però ripetere la prova difensiva di Messina, dove i meccanismi non funzionarono a dovere. «Ma la squadra è andata in vantaggio anche se in dieci e questo mi è piaciuto molto», sottolinea Capello.
Per un Buffon in campo, un Del Piero in panchina. Il déjà vu si ripeterà anche al Weserstadion dove le previsioni preannunciano neve. «Forse, come dite voi, sono più decisivo entrando a partita iniziata, ma chiederò al mister di giocare», dice ironicamente Del Piero che in vista di Italia-Germania e dell’infortunio di Totti vuole maggiore visibilità per l’azzurro. Ma Capello gli preferirà Ibrahimovic, 3 centri in 10 giorni e qui in ritiro premondiale fra qualche mese con la Svezia, e Trezeguet, che fa capire di non avere alcun problema alla caviglia. «Noi favoriti? Lo dicono sempre, ma ci vorrà attenzione e umiltà. Loro sono abilissimi sui calci piazzati», l’opinione di Capello. Confortato da una Juve quasi sempre a segno in Italia e in Europa: «Mi piacerebbe che fosse così anche stasera, un gol fuori casa è sempre importante».